Von der Leyen celebra il Mercato Unico e il lavoro. Ma dentro le istituzioni europee il merito è un optional
“Il Mercato Unico è uno dei grandi successi dell’Europa”. Parola di Ursula von der Leyen, che davanti alla plenaria del Parlamento europeo ha tracciato una visione ambiziosa e quasi commovente dell’integrazione continentale: libera circolazione, innovazione digitale, sostenibilità, inclusione sociale, dignità dei lavoratori. Sei punti programmatici, un’unica narrazione: l’Europa che funziona, che protegge, che compete.
Peccato che, a pochi corridoi di distanza dalla tribuna da cui parlava la presidente della Commissione, quella stessa Europa stesse vivendo una realtà piuttosto diversa.
La retorica e i fatti.
Von der Leyen ha invocato meritocrazia, trasparenza e qualità del lavoro come pilastri del rilancio europeo. Ha parlato di un Quality Jobs Act, di mobilità, di competenze che devono circolare liberamente dove sono più necessarie. Ha citato Jacques Delors, ricordando che “la dimensione sociale è la precondizione e l’obiettivo” del Mercato Unico.
Parole nobili. Ma basterebbe guardare a come vengono assegnati i posti di comando nell’istituzione che quelle stesse parole è chiamata ad approvare , tra le quali il Parlamento europeo, per cogliere tutta l’inconsistenza della narrazione.
Dentro il Parlamento: i partiti contano più del merito.
Proprio questa settimana i dipendenti amministrativi del Parlamento europeo sono stati chiamati a votare per il rinnovo del Comitato del personale. Tutti i sindacati in corsa hanno battuto su un unico chiodo: le nomine ai vertici dell’istituzione non seguono criteri di merito, ma logiche di appartenenza politica.
Su 11.200 dipendenti totali, oltre 7.000 sono funzionari amministrativi che per legge europea dovrebbero essere politicamente neutrali. Eppure, secondo i sindacati, i posti migliori finiscono sistematicamente a chi ha le giuste amicizie nei gruppi politici. “L’appartenenza politica ha preso il sopravvento sulla competenza e sul merito”, denuncia il sindacato Ethos. I bandi, quando esistono, sarebbero spesso confezionati su misura per candidati già scelti in anticipo.
Il risultato è brutale nella sua semplicità: “I funzionari ordinari che hanno dedicato l’intera carriera all’amministrazione non hanno praticamente alcuna prospettiva di carriera”, si legge nel programma elettorale del sindacato. O hai l’appoggio di un partito, o non arrivi in cima, come ha ammesso candidamente un alto funzionario parlamentare.
Le nomine che imbarazzano.
I casi concreti non mancano. Lo scorso dicembre, Udo Zolleis . stretto collaboratore del presidente del PPE Manfred Weber . ha vinto una selezione per dirigere un ufficio di nuova creazione che i colleghi descrivono come “cucito su misura” per lui. Ad ottobre, Simon Busuttil, ex segretario generale del PPE ed ex leader dell’opposizione maltese, è diventato direttore della pianificazione nei servizi di interpretariato. A giugno, un’ex vice segretaria generale del gruppo socialista è stata nominata direttrice per le politiche esterne.
Nessuna di queste nomine è tecnicamente illegale. Tutte sono state precedute da procedure formali. Ma un alto funzionario parlamentare ha descritto senza mezzi termini il meccanismo sottostante: “Coordinano chi è socialista, chi è di Renew, chi è del PPE. Tutto viene coordinato con i segretari generali dei gruppi politici”.
L’Europa a due velocità: quella dei discorsi e quella dei corridoi.
Von der Leyen ha concluso il suo intervento con un appello alla volontà politica: “Il successo non è qualcosa che ereditiamo dalle generazioni precedenti. Richiede lavoro costante, visione e volontà politica”. Difficile darle torto in astratto.
Ma quando quella volontà politica si traduce, nei fatti, nel controllo dei posti di comando di un’istituzione che dovrebbe incarnare i valori europei di trasparenza e meritocrazia, il divario tra la retorica di Strasburgo e la realtà di Bruxelles diventa difficile da ignorare.
L’Europa che von der Leyen descrive , aperta, equa, basata sul merito , esiste nei discorsi. Quella che vivono ogni giorno i suoi stessi funzionari racconta un’altra storia.
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