Von der Leyen alla prova dello “State of the Union”.
L’Europa nel mezzo di una tempesta geopolitica ed economica si prepara ad ascoltare il discorso sullo Stato dell’Unione forse più difficile della carriera politica di Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea salirà stamane alla tribuna dell’Eurocamera con l’obiettivo di ricompattare una maggioranza sempre più fragile e di rispondere alle critiche (più che dovute) che attraversano i gruppi politici di Strasburgo.
Von der Leyen ha lavorato al testo con attenzione, confrontandosi in anticipo con i leader parlamentari. La sua base resta quella che nel 2019 la portò a Palazzo Berlaymont – Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi – una coalizione oggi logorata da tensioni interne. “L’Aula non si aspetta un elenco di buone intenzioni, ma una visione chiara sul ruolo dell’Europa nel mondo”, ha avvertito la presidente del Parlamento, Roberta Metsola.
Il Green Deal rimane un pilastro irrinunciabile. Nei messaggi diffusi alla vigilia, von der Leyen ha richiamato le emergenze climatiche dell’estate come prova della necessità di accelerare la transizione ecologica. Ma il terreno più scivoloso sarà quello dei dazi e della politica estera.
Altro dossier esplosivo è Gaza. La linea dell’Unione, giudicata debole e frammentata, continua a dividere gli Stati membri. Von der Leyen potrebbe ribadire che il nodo non sta tanto nella Commissione quanto nel Consiglio, incapace di trovare una voce comune su Israele e Medio Oriente.
Il discorso toccherà anche difesa, sostegno all’Ucraina, competitività e deregulation. Infine, sono attese nuove sollecitazioni a rafforzare il regime di sanzioni contro Mosca, con l’obiettivo di approvare rapidamente il 19° pacchetto restrittivo, possibilmente in coordinamento con Washington.
Ma sullo sfondo incombe l’ombra di Mario Draghi…
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