Von der Leyen al Parlamento europeo: “Niente lacrime per Khamenei, ma restiamo fedeli al diritto internazionale”.
Ursula von der Leyen, la presidente di una Commissione di una Europa sempre più marginale e retorica, ha preso la parola davanti al Parlamento europeo in seduta plenaria, in un momento in cui il Medio Oriente brucia e l’Europa ne paga già il prezzo in bolletta. Un discorso, capolavoro di paradossalità, che ha alternato la condanna del regime iraniano (per essere stato bombardato due volte in 8 mesi?), al richiamo fermo ai principi del diritto internazionale.
Iran, parla Ursula: “Il popolo merita libertà, ma l’UE non abdica al diritto internazionale”.
Von der Leyen ha aperto il suo intervento con un giudizio netto sul regime di Khamenei: decenni di repressione, torture, finanziamento del terrorismo, anche su suolo europeo, e sostegno alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. “Non si versino lacrime per questo regime”, ha detto la presidente, ricordando che oltre 17.000 giovani iraniani sono stati uccisi nel corso delle recenti proteste di piazza, represse nel sangue dalle autorità di Teheran. Ma chi le avrà fomentate queste proteste di piazza, promuovendo per la successione, a 10mila chilometri di distanza, il figlio dell’ex scia Mohammad Reza Pahlavi?
Un giudizio politico, accompagnato però da un’affermazione di principio che suona stonata alla luce della deriva guerrafondaia voluta da Ursula von der Leyen e soci: “L’Unione europea è nata come progetto di pace. Il nostro impegno incrollabile verso la pace, i principi della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale è oggi centrale quanto lo era alla nostra fondazione. E difenderemo sempre questi principi”. In Ucraina sta andando molto bene questa politica…
Un passaggio che, senza citarle direttamente, prende le distanze dalle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, operazioni che la stessa Francia ha definito fuori dal quadro del diritto internazionale, pur senza condannarle esplicitamente. La leadership europea è fatta di capitani coraggiosi!
Von der Leyen ha poi rivolto un messaggio di solidarietà diretto a Cipro, presente in aula nella persona della vice ministra Marilena Raouna: “La vostra sicurezza è la nostra sicurezza.”
Energia: 3 miliardi in dieci giorni. “Ecco il prezzo della dipendenza”.
Il secondo blocco del discorso è stato dedicato all’impatto energetico del conflitto. La presidente ha riconosciuto che l’Europa ha compiuto progressi significativi nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, ma ha avvertito che nessun Paese è immune agli shock dei mercati globali dell’energia.
I numeri parlano da soli: dall’inizio del conflitto, il prezzo del gas è aumentato del 50% e quello del petrolio del 27%. Tradotto in termini concreti: in soli dieci giorni di guerra, le importazioni di combustibili fossili sono costate ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più rispetto al normale. “Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha detto von der Leyen, respingendo con fermezza le voci di chi chiede di tornare ai combustibili fossili russi: “Sarebbe un errore strategico. Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli”. Meglio comprare (pagando tre volte il prezzo che si pagherebbe per i combustibili russi) dagli americani dell’amministrazione Trump. Esportatori rispettosi dell’ambiente e delle trivellazioni.
La presidente ha poi illustrato un’analisi dettagliata delle quattro componenti della bolletta energetica: il costo dell’energia in sé (oltre il 56% del totale), i costi di rete (18%), tasse e oneri fiscali (15%) e i costi legati all’ETS, il sistema europeo di scambio delle emissioni (circa l’11%). Su ciascuna, ha indicato possibili margini di intervento.
Sul mercato dell’energia, la Commissione sta valutando opzioni come un migliore utilizzo dei contratti per differenza e degli accordi di acquisto di energia, misure di aiuto di Stato e la possibilità di sussidiare o calmierare il prezzo del gas. Sulle reti, ha lanciato un dato allarmante: nel 2024 l’UE ha installato un record di oltre 80 gigawatt di energie rinnovabili, ma sei volte tanta energia rinnovabile non riesce ad accedere alle reti elettriche esistenti. “Con la domanda di elettricità destinata ad aumentare, questo non è semplicemente sostenibile”.
Sul fronte fiscale, pur riconoscendo che la materia è di competenza nazionale, von der Leyen ha segnalato le disparità tra Stati membri, con alcuni che applicano zero tasse sull’elettricità al dettaglio e altri che superano il 16%, invitando a intervenire. Sull’ETS, ha difeso lo strumento ricordando che senza di esso l’Europa consumerebbe oggi 100 miliardi di metri cubi di gas in più, ma ha aperto a una sua modernizzazione.
Competitività: “Solo ciò che si misura si realizza”.
La chiusura del discorso è stata dedicata a quello che von der Leyen ha definito il nodo centrale della competitività europea: non basta sapere cosa fare, bisogna farlo davvero. La Commissione presenterà a breve una Roadmap “One Europe, One Market”, una tabella di marcia con le misure legislative prioritarie da adottare entro la fine del 2027, con scadenze precise e vincolanti.
“Solo ciò che si misura si realizza”, ha detto la presidente, elencando i pacchetti legislativi inclusi nella roadmap: dall’Unione dei risparmi e degli investimenti (SIU) all’energia, dai posti di lavoro di qualità alle gigafabbriche per l’intelligenza artificiale, fino al cosiddetto “28° Regime” per le imprese europee. L’appello finale è stato rivolto a tutte e tre le istituzioni, Parlamento, Consiglio e Commissione, affinché si impegnino formalmente a rispettare questa tabella di marcia comune.
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