Voices of Youth, fondi sprecati e parole vuote: l’ennesimo flop delle politiche giovanili UE.
Nel 2022, in occasione dell’Anno europeo dei giovani, la Commissione von der Leyen lanciava con grande enfasi la piattaforma voices.youth.europa.eu, presentata allora, per usare le parole di Ursula von der Leyen, come una “opportunità per i giovani di esprimere le proprie opinioni e visioni sulle politiche dell’UE e sul futuro”. Oggi, a tre anni di distanza, il sito è irraggiungibile: dominio offline e nessuna azione pubblica concreta. Insomma, l’ennesimo (oneroso) flop delle politiche giovanili UE.
L’iniziativa, in teoria, avrebbe dovuto mettere al centro le istanze giovanili nelle politiche europee, consentendo a ragazze e ragazzi di influenzare le decisioni dell’UE. In pratica, come ampiamente documentato, non esiste alcun monitoraggio reale dei risultati “ottenuti” attraverso la piattaforma. Restano solo i consueti comunicati autoreferenziali della Commissione europea (e anche delle “edulcorate” pagine del portale giovani2030.it). Bisogna fidarsi di Ursula!

La vicenda di Voices of Youth rappresenta, quindi, l’ennesima dimostrazione della sostanziale inefficacia e della dubbia sostenibilità delle azioni europee per le politiche giovanili. Nessun problema, se non fosse che a caderne vittima sono – oltre alle speranze dei giovani di contribuire davvero – milioni di euro di fondi pubblici spesi per canali di partecipazione inutili. E, nel frattempo, le agenzie europee e i rispettivi valutatori si permettono persino di “fare le pulci” sulla sostenibilità dei progetti presentati da organizzazioni giovanili in giro per l’Europa, rendendo i programmi europei (a partire dall’Erasmus+) sempre meno accessibili.
Dietro le parole altisonanti su “inclusione”, “dialogo” e “partecipazione attiva” dei giovani, il bilancio è desolante: piattaforme offline e, soprattutto, totale assenza di strumenti concreti per garantire che le opinioni dei giovani incidano realmente sulle decisioni europee. Le promesse di “maggiore influenza sui processi decisionali” rimangono dunque un miraggio, mentre la narrativa istituzionale continua a nutrirsi di autocelebrazione e comunicati stampa…nonché di presunti “dialoghi strutturati con i giovani”.

L’esperienza di Voices of Youth, ancora, mette in luce un problema più profondo: la politica giovanile dell’UE è spesso un esercizio di facciata, in cui le parole sostituiscono i fatti e i fondi pubblici vengono dilapidati per finanziare iniziative di scarso impatto e dal facile “happy ending”.
L’Unione europea, nel proclamare di voler “mettere al centro i giovani”, dovrebbe prima di tutto garantire trasparenza, monitoraggio rigoroso e risultati tangibili. Tuttavia, anche di fronte alle denunce della Corte dei Conti Europea sulle carenze in trasparenza e performance, la Commissione ha preferito continuare a passare da un’iniziativa all’altra senza correggere la propria rotta.
Vox iuventutis, vox debilis.
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