8 Marzo 2026
Sardegna

Violenza sulle donne: oltre metà delle vittime sviluppa un disturbo da stress post-traumatico.

Più della metà delle donne che hanno subito violenza presenta, anche a molti anni di distanza, un disturbo da stress post-traumatico (PTSD); circa un quarto manifesta sintomi depressivi e un terzo risulta esposto a un elevato rischio di subire nuovi episodi di violenza. Sono i primi risultati del progetto di ricerca EpiWE – Epigenetica per le donne, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e finanziato dal Ministero della Salute, nato per valutare in che modo la violenza lasci impronte durature sull’attività dei geni e influenzi la salute psicofisica delle vittime.

Grazie alla collaborazione con la Regione Puglia, lo studio è stato recentemente esteso anche ai minori che hanno assistito a episodi di violenza familiare, un’esperienza che – confermano le analisi preliminari – può generare conseguenze psicologiche profonde e persistenti.

Lo studio EpiWE: questionari, analisi e “cicatrici epigenetiche”.

Le prime informazioni sono state raccolte su 76 donne vittime di violenza, mentre altre partecipanti hanno costituito il gruppo di controllo. Per la raccolta dei dati è stato impiegato EpiWEAT, un questionario elettronico multilingue sviluppato dall’ISS in italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco, pensato per favorire la partecipazione di donne migranti e mediatori culturali. Le risposte verranno successivamente integrate con le analisi dei campioni biologici donati volontariamente, per identificare le cosiddette cicatrici epigenetiche, modificazioni del DNA che non ne alterano la sequenza ma che possono modificarne l’attività, condizionando la risposta allo stress e la salute.

Lo studio coinvolge attualmente Lazio, Lombardia, Campania, Puglia e Liguria, regioni nelle quali le donne possono ancora prendere parte alla ricerca donando un campione biologico. Le informazioni per partecipare sono disponibili sul sito dell’ISS.

Dai primi dati emerge un quadro complesso. La maggioranza delle donne partecipanti presenta forme gravi di PTSD, con una percentuale rilevante di casi riconducibili anche a PTSD complesso. Una donna su quattro mostra sintomi di depressione di vari livelli di gravità; una su tre è esposta a un rischio significativo di subire ulteriori episodi di violenza. Più della metà delle partecipanti possiede un livello di istruzione pari o superiore al diploma e oltre un terzo ha un’occupazione stabile. La grande maggioranza è composta da cittadine italiane. Nel 97% dei casi l’aggressore è un uomo e nel 71% dei casi si tratta del partner o dell’ex partner; nella quasi totalità delle situazioni la violenza, fisica, sessuale, psicologica ed economica, è ripetuta nel tempo.

“La violenza domestica lascia tracce epigenetiche che modificano l’espressione dei geni senza alterare la sequenza del DNA – spiega Simona Gaudi, responsabile del progetto per l’ISS –. Comprendere queste modificazioni potrebbe aiutarci a prevedere gli effetti a lungo termine della violenza e a sviluppare interventi preventivi mirati prima che insorgano patologie croniche”.

EpiCHILD, lo strumento per i minori che assistono alla violenza.

A partire dall’esperienza di EpiWEAT, il progetto ha sviluppato anche EpiCHILD, un questionario digitale pensato per bambini e adolescenti tra i 7 e i 17 anni. È stato finora somministrato a 26 minori, tra cui otto “orfani speciali”, ovvero ragazzi che hanno perso la madre, con un padre deceduto o in detenzione. I minori sono stati reclutati grazie a una collaborazione con la Regione Puglia nell’ambito dello studio ESMiVA, dedicato agli esiti di salute nei minori esposti a violenza assistita.

I primi risultati indicano che quasi l’80% dei minori ha vissuto come traumatico l’aver assistito a episodi di violenza fisica in famiglia. Sono stati identificati diversi casi di PTSD complesso e livelli elevati di depressione. Una quota significativa proviene da famiglie separate o divorziate e, nella grande maggioranza dei casi, l’aggressore è il padre.

foto PublicDomainPictures da Pixabay.com