Vigneti italiani nelle mani della cerchia di Putin: tra sanzioni, lusso e sussidi UE.
Un’inchiesta congiunta di The Insider e IRPIMedia ha portato alla luce un intreccio che passa dal Cremlino alle colline toscane, piemontesi e umbre. Ex membri del KGB, oligarchi sanzionati, fornitori dell’industria bellica russa e uomini d’affari legati agli ambienti più vicini a Vladimir Putin avrebbero acquistato in silenzio almeno 15 aziende vinicole di pregio e oltre 2.000 ettari di terreni in Italia.
Un patrimonio costruito con i proventi di privatizzazioni opache e tariffe gonfiate in patria, e poi riciclato in cantine di lusso. Un paradosso che si aggrava, secondo l’inchiesta, se si considera che alcuni di questi magnati, pur sostenendo l’apparato militare russo, non risultano ancora colpiti dalle sanzioni internazionali e continuano addirittura a beneficiare di contributi agricoli europei: oltre un milione di euro, secondo le stime raccolte.
Tra i nomi emersi spicca Leonid Reiman, già ministro delle Comunicazioni a Mosca e coinvolto in passato in un processo in Spagna legato alla mafia russa. Oggi, oltre a fornire apparati tecnologici all’esercito, possiede vigne di pregio in Italia. Non meno significativo il caso di Konstantin Nikolaev, imprenditore a capo della più grande fabbrica privata di fucili di precisione russa e coinvolto in traffici di armamenti, che figura tra i più entusiasti viticoltori.
Secondo l’inchiesta, le aziende agricole di proprietà russa non sarebbero solo un investimento redditizio. Alcune tenute avrebbero ospitato eventi e incontri dal forte valore simbolico, funzionali a rafforzare le reti del Cremlino all’estero e a diffondere narrazioni filo-russe anche in Italia.
Ma il dato forse più clamoroso riguarda i finanziamenti pubblici: nonostante la guerra in Ucraina e il regime sanzionatorio, le cantine riconducibili agli oligarchi continuano a incassare contributi PAC dell’Unione Europea. Una contraddizione che solleva (ma non è una novità) interrogativi sulla capacità di Bruxelles di controllare davvero la destinazione dei propri fondi e prevenire la loro appropriazione da parte di chi, indirettamente, non rispetta i valori europei.
