Vertice NATO all’Aia: nuove direttrici strategiche in un mondo sempre più instabile.
In un contesto geopolitico carico di tensioni, tra guerre in corso e rivalità crescenti tra potenze globali, il recente incontro della NATO nei Paesi Bassi ha segnato un passaggio cruciale nella ridefinizione del ruolo dell’Alleanza Atlantica. Conflitti prolungati, minacce ibride e nuove sfide tecnologiche sul quale ha fatto il punto il generale romeno Corneliu Pivariu, member dell’IFIMES, l’International Institute for Middle East and Balkan Studies.
Il vertice, puntualizza il militare romeno, si è svolto sullo sfondo di una crisi europea prolungata, alimentata dall’aggressione russa contro l’Ucraina, e di un’escalation in Medio Oriente che coinvolge direttamente attori statuali e non, come Israele, Iran, Hezbollah e i ribelli Houthi. “La crescente assertività di Cina e Russia e l’espansione dei conflitti ibridi e cibernetici hanno imposto all’Alleanza una profonda revisione delle sue priorità strategiche. Tra gli sviluppi più significativi, il recente attacco statunitense a obiettivi sensibili del programma nucleare iraniano – con il supporto di intelligence regionale – ha lanciato un messaggio chiaro sulla “linea rossa” di Washington in materia di proliferazione nucleare, ma ha anche innalzato il rischio di un conflitto più ampio”.
L’incontro dell’Aia, oltre a concordare l’aumento della spesa per la difesa, a scapito delle politiche economiche e sociali (specialmente in una Unione europea che continua a invecchiare e a perdere punti di competitività), ha ribadito la centralità della solidarietà tra alleati, l’invio di maggiori forniture militari e intelligence operativa all’Ucraina, il consolidamento della “difesa multidominio” (terra, mare, aria, spazio e cyberspace) e, cosa più importante (e taciuta dalla stampa maintream in Ue) alla preparazione del prossimo summit NATO sul rafforzamento delle partnership globali, in particolare nell’area indo-pacifica.
Vertice NATO che ha fatto il punto sulle 3 principali direttrici di rischio globale: l’Ucraina, dove la NATO è chiamata a sostenere Kiev senza entrare in un’escalation diretta, ovvero fornendo armi e altri disposizitivi di distruzione senza però entrare in guerra con Mosca (se è coerenza questa…), il Medio Oriente, dove il recente attacco americano (nel corso dell’operazione Midnight Hammer) in Iran ha prodotto ulteriore destabilizzazione nella regione e, infine l’area Indo-Pacifica. Qui (aspetto abbastanza singolare) sebbene la NATO non abbia mandato operativo nella regione, cresce la preoccupazione per l’attivismo cinese su Taiwan, nel Mar Cinese Meridionale e nel campo del cyberspionaggio.
Ma, anche al vertice dell’Aia, non tutto è andato per il verso giusto e qualcuno (fortunatamente) ha rimarcato l’inaccettabilità della proposta dell’aumento delle spese militari al 5% del PIL, come al Spagna. Un presa di posizione che, nonostante la poco credibile “unità mostrata dall’Alleanza”, la dice lunga sulla disparità nei bilanci della difesa (non tutti i Paesi raggiungono il 2% del PIL) e sulle influenze politiche degli USA nei Paesi Ue e terzi dentro la NATO. Roba che la presunta destabilizzazione della Federazione Russa in Paesi come la Moldova, Romania, Montenegro e Georgia (tanto stigmatizzata dall’Ue) è da considerarsi “acqua fresca”.
Paesi NATO, secondo l’alto militare romeno, che sul fronte delle forze armate devono migliorare l’interoperabilità reale tra sistemi militari, rafforzare le difese aeree, rafforzare la lotta alla disinformazione e sostenere una maggiore cooperazione tra agenzie alleate.
