10 Luglio 2026
Europa

Verso una intelligence Ue?

“Il più grande nemico dell’analisi d’intelligence non è l’inganno, ma le supposizioni che non mettiamo in discussione”, scriveva Richard J. Heuer Jr. Una riflessione che torna attuale mentre l’Unione europea affronta un contesto internazionale segnato da conflitti prolungati, operazioni ibride, instabilità mediorientale e interferenze esterne nei processi democratici.

Di fronte a queste dinamiche, riemerge un limite strutturale mai completamente superato: l’assenza di una capacità europea coerente di analisi strategica e anticipazione dei rischi. Pur disponendo di un mosaico di agenzie e strumenti informativi, l’UE non possiede un’architettura integrata paragonabile a quella delle grandi potenze mondiali.

La Commissione europea, forse nella speranza di ridurre i propri gap, starebbe valutando la creazione di un servizio di intelligence europeo, collocato presso il Segretariato generale, con l’obiettivo di garantire analisi più tempestive e coordinate. Un progetto che ha immediatamente alimentato speculazioni sulla nascita di una “agenzia di spionaggio europea”, ipotesi che le istituzioni hanno però smentito: l’iniziativa – secondo l’Esecutivo europeo – non riguarda la raccolta di informazioni classificate, sorveglianza o attività clandestine, che resteranno prerogative esclusive degli Stati membri.

L’obiettivo è invece rafforzare la capacità dell’UE di integrare e interpretare dati già disponibili, riducendo la vulnerabilità dell’Unione, spiega in un articolo Corneliu Pivariu dell’IFIMES.

La cornice giuridica e istituzionale.

La discussione si inserisce nei vincoli chiari del diritto europeo: l’articolo 4(2) del Trattato sull’Unione afferma che “la sicurezza nazionale resta responsabilità esclusiva degli Stati membri”. Ne deriva che Bruxelles non può creare strutture operative d’intelligence né coordinare attività di spionaggio. Lo spazio d’azione possibile riguarda esclusivamente la dimensione analitica.

Ma (forse la von der Leyen non lo sa), in questo ambito opera già EU INTCEN, la struttura informativa del Servizio europeo per l’azione esterna. INTCEN lavora su base intergovernativa, con contributi volontari e limitati da parte degli Stati membri, e senza prerogative operative.

La nuova cellula di analisi immaginata dalla Commissione sarebbe dunque complementare (giusto per complicare i processi).

Il progetto, definito informalmente “EU Intelligence Cell”, sarebbe concepito come un hub analitico in grado di offrire alla leadership comunitaria una maggiore integrazione tra fonti diverse, analisi trasversale dei rischi, individuazione precoce delle minacce ibride e briefing unificati e data-driven destinati ai vertici della Commissione.

Il modello dipenderebbe comunque dalla cooperazione con gli Stati membri, con INTCEN e con reti tecniche come CERT-EU.

Le prime frizioni istituzionali non sono però mancate in una Ue dove si litiga su tutto. Il Servizio europeo per l’azione esterna – il SEAE – teme una riduzione del proprio ruolo, mentre alcuni Governi vogliono preservare il controllo sui flussi informativi sensibili. Francia e Germania mantengono posizioni caute: Parigi difende un ruolo centrale per INTCEN nella politica estera, Berlino teme eccessive centralizzazioni. I Paesi nordici e centro-orientali chiedono garanzie di trasparenza e di equilibrio istituzionale.

Collocare la struttura sotto la Commissione appare, per molti governi, l’opzione politicamente meno sensibile: coerente con le competenze comunitarie su resilienza democratica, cybersicurezza e analisi delle vulnerabilità.

Le ragioni strategiche dell’iniziativa.

La proposta non rappresenta una rivoluzione, secondo il membro dell’IFIMES, ma una risposta pragmatica ad alcune dinamiche recenti. Durante il conflitto ucraino, la dipendenza dell’UE da intelligence americana e britannica è stata evidente e l’assenza di una capacità interna ha rallentato talvolta le risposte istituzionali dell’Ue.

Gli Stati membri, inoltre, adottano standard analitici diversi e spesso non interoperabili. L’UE fatica così a produrre valutazioni unitarie e tempestive. Manca, quindi, autonomia analitica all’Ue, condizione ritenuta necessaria per non dipendere dalle valutazioni di attori esterni.

Ma, come si può facilmente immaginare, la nuova strategia pone le basi per una resistenza da parte dei servizi di intelligence nazionali, possibili sovrapposizioni tra Commissione e SEAE e scarsa definizione dei flussi informativi.

foto Dati Bendo Copyright European Union, 2025