Verso un servizio di intelligence dell’UE? Crescono le domande su competenze, legalità e controllo democratico.
L’ipotesi che la Commissione europea stia valutando la creazione di un servizio di intelligence dell’UE sta alimentando un acceso dibattito politico. Bruxelles starebbe studiando un modello centralizzato basato sulla raccolta e sull’analisi di dati forniti dagli Stati membri. Una notizia che ha spinto più eurodeputati a chiedere chiarimenti sulla nuova “alzata di ingegno” di Ursula e soci.
Perplessità, come quelle espresse dai due eurodeputati del gruppo dei Non Iscritti, Friedrich Pürner e Jan-Peter Warnke, incentrate sul tema del rispetto del principio di sussidiarietà, dato che un’eventuale struttura di intelligence sovranazionale potrebbe non conciliarsi con le competenze degli Stati membri in materia di sicurezza nazionale. Senza contare la mancanza, al momento, della base giuridica a sostegno della legittimità di un simile servizio.
Parallelamente, l’eurodeputato indipendente Fabio De Masi ha richiamato l’attenzione sul rapporto Niinistö, pubblicato lo scorso anno, che suggeriva un rafforzamento graduale delle capacità europee di intelligence fino alla creazione di un vero e proprio servizio comune.
Il tema dell’intelligence europea è da anni uno dei più delicati nel cantiere dell’integrazione dell’UE. La sicurezza nazionale resta infatti competenza esclusiva degli Stati membri e qualsiasi passo verso una condivisione più estesa dei dati sensibili richiederebbe consenso politico unanime e un quadro legale robusto.
Secondo diversi analisti, un eventuale servizio di intelligence dell’Unione potrebbe essere giustificato dall’esigenza di rispondere a minacce transnazionali sempre più complesse — dal terrorismo alla guerra ibrida, fino alla disinformazione e agli attacchi informatici — ma comporterebbe inevitabilmente interrogativi su privacy, trasparenza e responsabilità democratica. Temi sui quali l’Ue sta dimostrando tutta la propria vulnerabilità, anche grazie a politiche discutibili come quelle sullo Scudo europeo della Democrazia e sul DSA.
La Commissione non ha per ora commentato nel dettaglio le indiscrezioni né le domande degli eurodeputati, limitandosi a ricordare che l’UE già coordina alcuni strumenti di analisi e cooperazione informativa.
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