Verso un mercato unico europeo della difesa: sfide strutturali e riforme chiave.
L’industria della difesa europea si trova oggi a un bivio. Frammentata e concentrata in pochi Stati membri, con una capacità produttiva limitata e fortemente dipendente dalle commesse governative, il settore fatica a trasformare gli investimenti crescenti in capacità militari reali. Rapporti recenti – tra cui Letta, Draghi e il White Paper for European Defence – sottolineano la necessità di un mercato unico europeo della difesa, capace di rafforzare competitività, interoperabilità e autonomia strategica.
A differenza di altri settori, la difesa non è un mercato convenzionale: gli Stati membri svolgono un triplice ruolo di proprietari, regolatori e principali clienti, e il settore produce beni sensibili soggetti a controlli nazionali sulle esportazioni. Le aziende della difesa, inoltre, operano in un contesto monopsonistico e oligopolistico, dove il governo ha un numero limitato di fornitori e le imprese dipendono quasi esclusivamente dalle commesse pubbliche.
Gli appalti pubblici, ancora, seguono tre modelli principali: Cost-plus, che rimborsa tutti i costi più un margine di profitto; Fixed-price, che fissa un prezzo e trasferisce il rischio all’appaltatore e Target-cost, che condivide rischi e ricompense tra governo e impresa.
Ognuno di questi modelli – come evidenziato in una recente indagine di Sebastian Clapp,Martin Höflmayr e Falk Vambrie – presenta rischi di inefficienza, opportunismo e comportamenti strategici. La frammentazione industriale e normativa – tra standard nazionali, controlli alle esportazioni e procedure di certificazione divergenti – ostacola poi la cooperazione e aumenta i costi. Solo il 18% degli investimenti in programmi di difesa avviene in modo collaborativo, ben al di sotto degli obiettivi fissati dall’EDA, l’Agenzia europea per la difesa.
La guerra in Ucraina ha evidenziato, secondo gli autori dell’indagine, i limiti della produzione europea, che ha comunque aumentato rapidamente la capacità di munizioni da 300.000 a circa 2 milioni di colpi annui.
Per affrontare queste criticità, la Commissione europea ha presentato il Defence Readiness Omnibus (giugno 2025), parte del piano ReArm Europe/Readiness 2030, con l’obiettivo di facilitare fino a 800 miliardi di euro in investimenti nei prossimi quattro anni. Il pacchetto – si legge nel lavoro di ricerca – mira a semplificare le procedure di appalto e trasferimenti intra-UE, incentivare l’acquisto congiunto da parte di almeno tre Stati membri e accelerare l’approvazione di infrastrutture difensive critiche.
Gli esperti sottolineano che il pacchetto rappresenta un cambio strategico nella regolazione europea, aumentando la flessibilità per fusioni, acquisti congiunti e produzione su scala, pur mantenendo controlli sulla concorrenza e sull’esportazione di armamenti.
Il Parlamento europeo, intervenuto recentemente sul tema, sostiene la creazione di un vero mercato unico della difesa, evidenziando come la frammentazione continui a ridurre l’efficienza e a ritardare lo sviluppo di capacità critiche. In particolare, un forte sostegno è stato dato alla piena attuazione e revisione delle direttive su appalti e trasferimenti intra-UE e sull’armonizzazione normativa e sulla cooperazione industriale transfrontaliera.
foto Air Force Airman 1st Class Robert Nichols
