8 Agosto 2026
Europa

Verso la revisione della Legge europea sul clima. Il Parlamento UE si prepara al voto sul nuovo obiettivo 2040.

Nella sessione plenaria di novembre, il Parlamento europeo voterà la propria posizione sulla proposta della Commissione del 2 luglio 2025 che modifica la Legge europea sul clima. Al centro del dossier c’è la definizione di un nuovo target intermedio di riduzione delle emissioni per il 2040, considerato cruciale per tracciare una traiettoria “realistica ed economicamente sostenibile” verso la neutralità climatica entro il 2050.

La cornice normativa: dal 55% al 2040.

La Legge europea sul clima, in vigore dal 2021, fissa un obiettivo giuridicamente vincolante: ridurre del 55% le emissioni nette entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere la neutralità climatica nel 2050. La normativa impone inoltre alla Commissione di presentare un obiettivo climatico per il 2040 e un bilancio indicativo dei gas serra per il periodo 2030-2050.

Una comunicazione del febbraio 2024 aveva anticipato le raccomandazioni della Commissione, accompagnate da una valutazione d’impatto. Tuttavia, la proposta legislativa — posticipata fino al luglio 2025 — si discosta sia dalle indicazioni del comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici, sia dalla stessa valutazione d’impatto, introducendo la possibilità di utilizzare crediti di carbonio internazionali per raggiungere il target.
Si tratterebbe dell’unico obiettivo climatico europeo che può essere soddisfatto, almeno in parte, con misure non domestiche. La Commissione ha inoltre rafforzato le clausole di flessibilità per rispondere ai timori legati alla competitività industriale.

La posizione del Consiglio: più spazio ai crediti internazionali.

Sulla base dell’indirizzo politico emerso dal Consiglio europeo di ottobre 2025, il Consiglio Ambiente ha adottato il 5 novembre la propria posizione negoziale.
Il target del 90% di riduzione delle emissioni entro il 2040 è stato confermato, ma con un ampliamento dell’uso consentito di crediti di carbonio internazionali: dal 3% al 5% delle emissioni nette del 1990.

Nel testo figurano inoltre modifiche alle clausole di revisione, agli obblighi di rendicontazione dei progressi e un primo riferimento al quadro climatico post-2030.

La posizione del Parlamento: 90% sì, ma con regole molto più rigide.

Il 10 novembre, la commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento europeo ha adottato il proprio rapporto con 55 voti favorevoli, 32 contrari e nessuna astensione. Due commissioni hanno contribuito con opinioni.

La linea approvata rispecchia in gran parte l’impostazione del Consiglio, mantenendo il target del 90% al 2040 e permettendo, dal 2036, un contributo fino al 5% da crediti internazionali, preceduto da una fase pilota tra il 2031 e il 2035.

Tuttavia, il Parlamento introduce condizioni decisamente più stringenti: la Commissione dovrà valutare criteri più severi di quelli previsti dall’Articolo 6.4 dell’Accordo di Parigi, per evitare che i crediti finiscano per finanziare progetti contrari agli interessi strategici dell’UE o privi di reali garanzie ambientali e di tutela dei diritti umani. I crediti, sottolinea il testo, dovranno essere basati su “attività credibili e trasformative” in Paesi partner che abbiano impegni climatici compatibili con l’Accordo di Parigi.

Il rapporto propone inoltre il rinvio di un anno dell’entrata in vigore dell’ETS2, il nuovo mercato del carbonio dedicato ai settori edilizio e trasporti stradali.

Il testo sarà messo ai voti durante la sessione plenaria di novembre. Se approvato, rappresenterà la posizione ufficiale del Parlamento nei negoziati con il Consiglio per definire la versione finale della nuova Legge europea sul clima.