17 Aprile 2026
Europa

Vent’anni di .eu: la “grande conquista” della spettatrice Ue

Poteva mancare la celebrazione di un “dominio internet comune” dalle parti dell’Esecutivo europeo? Naturalmente no. La Commissione europea, quella stessa che assiste da spettatrice alle grandi partite geopolitiche del momento, che finanzia governi guidati da ex terroristi di al-Qaeda, sprezzanti dei diritti civili e che ha trasformato il bilancio comunitario in un bancomat per l’industria delle armi, trova il tempo e l’entusiasmo per celebrare vent’anni del dominio .eu.

Il trionfo di un suffisso.

Sono 3,8 milioni le registrazioni attive del dominio .eu, quarto in Europa e nono nel mondo. Cresce del 2% l’anno, l’80% dei titolari lo rinnova. Zero secondi di downtime in vent’anni. La Commissione è comprensibilmente commossa.

In effetti, in un continente che non riesce a mettere d’accordo ventisette governi su nulla di sostanziale, dalla politica migratoria alla difesa comune, dall’energia alla politica estera, avere un dominio internet condiviso rappresenta forse l’unico elemento di identità europea davvero unitario rimasto in piedi. Poca roba, certo. Ma tant’è.

Il .eu, ci spiegano da Bruxelles, “sta per il mercato unico europeo e per l’integrazione europea”. Ha “semplificato l’e-commerce”. È “associato agli standard europei, alla fiducia e ai valori”. Nel frattempo, quei valori europei faticano a trovare applicazione pratica quando si tratta di decidere a chi mandare i miliardi proprio di quel povero contribuente europeo, mai chiamato in causa se non per le “scemenze statistiche” o per le altrettanto inutili “iniziative dei cittadini Ue”.

La conferenza che nessuno aspettava.

L’anniversario sarà celebrato il 26 e 27 maggio con una conferenza dal titolo altisonante: “European Voices for the Future of the Internet – Celebrating 20 Years of .eu and the Beginning of a New Internet Governance Decade”. Parlerà la Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, che terrà un discorso su come i valori europei possano plasmare il futuro di internet. E, giusto per valutare la risibilità dell’iniziativa, basterebbe guardare – volendo restare nel novero delle “the voices” – quale impatto producono taluni progetti Ue.

foto Mediamodifier da Pixabay.com