Vance contro “i burocrati di Bruxelles”: “Sono qui per Orbàn”
JD Vance è atterrato sulla collina di Buda con un mandato preciso: sostenere Viktor Orbàn nella sfida più difficile degli ultimi anni, quella contro il rivale Peter Magyar, il cui successo alle elezioni del 12 aprile potrebbe ridisegnare gli equilibri politici ungheresi ed europei.
Il vicepresidente americano non ha usato mezzi termini. “Sono qui per aiutare Orban il più possibile”, ha dichiarato nella sala stampa del Karmelita, puntando subito il dito contro i “burocrati di Bruxelles”, rei a suo avviso (e non solo) di “un’ingerenza vergognosa” nel processo elettorale ungherese. Un attacco ripreso e amplificato nel pomeriggio durante il comizio all’Mtk Sportpark, dove Vance ha messo in scena il momento clou della giornata: salito sul palco, ha composto in diretta il numero di Donald Trump. Pochi secondi di suspense, poi la voce del presidente è risuonata davanti a circa cinquemila sostenitori di Fidesz, accolti da un boato. “Viktor sta facendo un ottimo lavoro”, ha detto Trump.
Nel suo intervento, Vance ha descritto Orban come “uno statista raro in Europa”, capace di politiche virtuose sull’energia e sulla pace in Ucraina, e ha rivendicato la condivisione di valori “cristiani, di famiglia e libertà”. “Il presidente Trump – ha aggiunto il vicepresidente americano rivolgendosi a Viktor Orbàn – ti vuole bene, e anch’io, perché sei una parte fondamentale di ciò che ha reso l’Europa forte e prospera”.
Non si è fatta attendere la risposta della Commissione europea, che ha ribadito come le elezioni siano “una scelta esclusiva dei cittadini”. Una portavoce di Ursula von der Leyen ha ricordato l’esistenza del Digital Services Act, strumento pensato proprio per “proteggere le democrazie” dalle interferenze algoritmiche delle grandi piattaforme tecnologiche.
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