Uso improprio dei fondi Ue per la preadesione: Ankara sotto accusa.
Un gruppo trasversale di eurodeputati ha chiesto chiarimenti alla Commissione europea dopo le rivelazioni pubblicate dal sito Nordic Monitor, secondo cui centinaia di milioni di euro dei fondi destinati alla Turchia nell’ambito dello Strumento di assistenza preadesione (IPA) sarebbero stati deviati per finanziare operazioni di spionaggio in territorio europeo.
Secondo l’articolo citato, le amministrazioni turche degli Esteri e dell’Interno avrebbero utilizzato parte dei fondi destinati all’avvicinamento agli standard Ue per sostenere attività di intelligence contro Stati membri e diplomatici europei. Le cifre riportate parlano di 339,9 milioni di euro spesi dal ministero degli Esteri turco tra il 2014 e il 2024 e 327,9 milioni di euro dal ministero dell’Interno sul totale di 10 miliardi assegnati alla Turchia. Il presunto sistema, scrive Nordic Monitor, si baserebbe su società di comodo e fatture fittizie per mascherare la distrazione di fondi.
Gli eurodeputati firmatari – tra cui Costas Mavrides, Nathalie Loiseau, Andreas Schieder, Christophe Gomart e altri – hanno chiesto alla Commissione se intenda aprire un’indagine formale e quali misure sia pronta ad adottare per evitare che denaro dei contribuenti europei venga utilizzato in attività incompatibili con gli interessi e i valori dell’Unione.
La realpolitik della Commissione: “Nessuna indicazione di uso improprio, ma ogni prova sarà esaminata”.
Ieri, intervenendo sulla questione, la Commissione – tramite la Commissaria Kos – ha precisa che l’attuazione dell’assistenza preadesione in Turchia segue le norme del Regolamento finanziario dell’Ue e che i programmi vengono monitorati “attraverso molteplici strumenti”, tra cui rapporti periodici dei partner, missioni di verifica sul campo e valutazioni esterne indipendenti (ma chi le paga?).
Bruxelles afferma ancora che “non esistono al momento elementi che suggeriscano un utilizzo dei fondi per scopi diversi da quelli previsti, ma garantisce che qualsiasi accusa sarà indagata sulla base di prove concrete“.
In caso emergano violazioni, la Commissione – insieme alle autorità nazionali competenti – può ricorrere a tutti i mezzi previsti, fino alla cessazione della cooperazione e al recupero dei fondi.
OLAF ed EPPO (quella dei 71 fascicoli sotto accusa) pronti a intervenire in caso di sospetti.
La Commissione ricorda inoltre di disporre di una serie di strumenti preventivi e investigativi, tra cui la cooperazione con OLAF, l’Ufficio europeo antifrode, e con la Procura europea (EPPO). Quest’ultima, recentemente, finita al centro di un nuovo scandalo per la presunta distruzione di 71 fascicoli sull’uso improprio dei contributi europei.
Sul piano operativo, sostiene Bruxelles, l’uso dei fondi IPA è seguito da un articolato quadro di monitoraggio, che include la convocazione di Comitati settoriali di monitoraggio ogni sei mesi per ciascun ambito di supporto e un Comitato di monitoraggio congiunto annuale, che verifica l’attuazione di tutti i contratti in corso.
Le condizioni di rendicontazione, incluse verifiche delle spese e controlli contabili, vengono stabilite in base ai singoli progetti e ai partner coinvolti, ha dichiarato la Kos.
Foto di Şinasi Müldür da Pixabay.com
