USA, la Casa Bianca elimina il “disparate impact”.
Il Presidente degli Stati Uniti ha firmato un nuovo ordine esecutivo mirato a eliminare l’uso del principio di “disparate impact”, riaffermando l’adesione a una visione della società fondata sull’uguaglianza di opportunità e la meritocrazia, anziché su quote o preferenze basate su razza o genere.
Nel testo dell’ordine si legge che “ogni cittadino deve essere trattato come individuo, non come parte di un gruppo razziale o sessuale”. Un provvedimento, dunque, attraverso il quale il Presidente Trump denuncia anni di ideologia che, a suo avviso, avrebbe snaturato il concetto di pari opportunità, minando i principi fondanti del sogno americano.
Il provvedimento prende di mira l’applicazione della dottrina del disparate impact, secondo cui differenze nei risultati tra gruppi etnici o di genere possono costituire discriminazione anche in assenza di intenzioni discriminatorie. Una pratica, si legge nell’ordine, che “costringe aziende e enti pubblici a prendere decisioni sulla base di bilanciamenti razziali piuttosto che sul merito”.
Con il decreto esecutivo, di fatto, Trump ha scelto di revocare alcune norme basate sul titolo VII del Civil Rights Act del 1964, la cancellazione di tutte le regolamentazioni che prevedono la responsabilità per disparate impact e procedere verso la produzione di linee guida per i datori di lavoro per promuovere l’accesso equo all’occupazione basato sulle competenze.
L’ordine cita anche una celebre affermazione della Corte Suprema: “Il modo per fermare la discriminazione razziale è smettere di discriminare in base alla razza”. In linea con questa visione, il Presidente afferma che l’uso di standard come il disparate impact non solo incoraggerebbe nuove forme di discriminazione, ma comprometterebbe anche l’efficacia delle leggi sui diritti civili.
Nonostante non menzioni specificamente programmi o enti, la mossa è destinata a sollevare forti reazioni da parte di associazioni per i diritti civili, che da anni considerano il disparate impact uno strumento essenziale per rilevare discriminazioni sistemiche difficili da provare con intenti espliciti.
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