UPB: l’Italia rischia di perdere 700mila lavoratori in cinque anni.
L’Italia rischia di perdere circa 700mila lavoratori entro il 2030 a causa del calo demografico. A lanciare l’allarme è Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla transizione demografica.
Secondo Cavallari, la progressiva riduzione della popolazione avviata ormai oltre un decennio fa — dal 2014 — non solo continuerà nei prossimi anni, ma sarà accompagnata da un invecchiamento sempre più marcato della società. La quota di giovani si stabilizzerà intorno al 24%, con un impatto diretto sulla composizione e sulla disponibilità della forza lavoro.
“Se i tassi di occupazione restassero invariati, nei prossimi cinque anni perderemmo circa 700mila lavoratori”, ha spiegato Cavallari. Il dato preoccupa in particolare per le ripercussioni sulla produttività del sistema economico, poiché la componente più numerosa della forza lavoro è oggi rappresentata dai baby boomer (fascia 50-64 anni), destinati gradualmente a uscire dal mercato del lavoro.
Il quadro delineato dall’UPB descrive una crescita potenziale modesta, frenata da bassa produttività e trend demografici sfavorevoli. Difficile, dunque, che si potranno rilevare salari più alti in Italia con questi numeri nei prossimi anni.
Resta però la questione cruciale: senza interventi mirati — su natalità, immigrazione qualificata e inclusione lavorativa — il futuro del mercato del lavoro rischia di entrare in una fase di contrazione strutturale, con ripercussioni significative sul PIL potenziale del Paese.
