Uno “stato dell’unione” che non convince. Von der Leyen verso il discorso al Parlamento europeo.
Il 10 settembre Ursula von der Leyen terrà a Strasburgo il suo discorso sullo “stato dell’Unione”, l’appuntamento annuale in cui la presidente della Commissione europea traccia bilanci e prospettive. Ma mai come quest’anno il messaggio rischia di apparire vuoto, ripetitivo e lontano dai reali bisogni dei cittadini europei.
Giunta al secondo mandato, la Commissione guidata da von der Leyen ha progressivamente perso autorevolezza, trasformandosi in una macchina autoreferenziale e iperburocratica. L’Unione europea che prometteva di essere un laboratorio di pace e cooperazione si è piegata invece a un’unica ossessione: il riarmo. Dall’Ucraina alla corsa agli stanziamenti militari, Bruxelles appare più impegnata a compiacere le strategie della NATO e di Washington che a costruire un futuro di autonomia strategica per il continente.
La Commissione von der Leyen, con il suo linguaggio infarcito di slogan, non ha saputo poi elaborare una vera visione europea. Politiche ambientali annacquate, transizione digitale soffocata dalle regole, scarsa attenzione alle diseguaglianze sociali: il risultato è un’Europa sempre meno competitiva e sempre più percepita come lontana dai cittadini.
Quando il 10 settembre la presidente salirà sul podio di Strasburgo, le sue parole saranno ascoltate. Ma quanti crederanno davvero a un’Unione capace di decidere da sola e di guardare oltre la burocrazia e la retorica bellica? O sarà l’ennesimo discorso di facciata di una Commissione ormai ridotta a pupazzo per via di interessi globali e delle mire privatistiche degli Stati membri? Quale sarà, infine, il nuovo slogan di Ursula in questa edizione del discorso sullo stato dell’Unione? Manca poco per scoprirlo.
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