Sardegna

Università, l’Italia arretra: sistema formativo poco competitivo e inarrestabile fuga di talenti.

Nonostante l’Italia si confermi il quarto Paese europeo per numero di università presenti nella classifica QS World University Rankings: Europe 2026, il quadro che emerge è quello di un sistema di istruzione e formazione strutturalmente fragile e sempre meno competitivo a livello internazionale.

Il Politecnico di Milano resta l’ateneo italiano meglio posizionato, ma perde sette posizioni e scivola al 45° posto in Europa. L’Università di Bologna esce dalla top 50, arretrando dal 48° al 59° posto. Su 51 università italiane già presenti nella precedente edizione, solo 14 migliorano il proprio piazzamento, mentre 35 registrano un calo: un bilancio negativo che colloca l’Italia tra i Paesi con il peggior andamento in Europa.

Il dato più allarmante riguarda però la dinamica dei talenti. L’Italia è tra i maggiori esportatori di studenti del continente, ma fatica ad attrarre giovani e docenti internazionali. Nessun ateneo italiano figura tra i primi 100 in Europa per internazionalizzazione del corpo docente e degli studenti. In parallelo, il Paese ha perso quasi 100.000 laureati tra i 25 e i 35 anni nell’ultimo decennio, un’emorragia di capitale umano che indebolisce produttività, innovazione e crescita economica.

Anche sul fronte dell’occupabilità i risultati sono deludenti: solo l’Università La Sapienza di Roma compare tra le prime 50 per esiti professionali dei laureati. Un segnale di scarsa integrazione tra sistema universitario e mercato del lavoro, che rende meno efficace l’investimento in istruzione superiore.

Secondo QS, l’Italia resta un importante motore della ricerca europea e ha ampliato l’offerta di corsi in lingua inglese. Tuttavia, questi progressi non riescono a compensare le criticità strutturali: debole capacità di trattenere i talenti, limitata attrattività internazionale e difficoltà nel trasformare la qualità accademica in opportunità occupazionali concrete.

Il confronto con altri Paesi europei è impietoso. Regno Unito, Germania, Francia e Svizzera consolidano la propria leadership grazie a investimenti di lungo periodo, maggiore internazionalizzazione, reputazione accademica e forte integrazione tra università, ricerca e industria.

Il risultato è un sistema di formazione e istruzione italiano che, pur ricco di eccellenze, fatica a competere nel panorama globale e rischia di compromettere il futuro economico e innovativo del Paese se non verranno attuate riforme strutturali e investimenti mirati.