“Unione europea”, il 27 maggio il Consiglio valuta la sospensione del diritto di voto dell’Ungheria.
Il Consiglio dell’Unione europea si riunirà lunedì 27 maggio per tenere l’ottava audizione sull’Ungheria nell’ambito della procedura dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea. Lo rende noto l’agenda ufficiale pubblicata sul sito del Consiglio.
L’audizione, parte di un processo avviato nel settembre 2018 su proposta motivata del Parlamento europeo, potrebbe preludere a una misura senza precedenti: la sospensione del diritto di voto dell’Ungheria in sede di Consiglio.
L’articolo 7 del Trattato sull’UE consente infatti di limitare alcuni diritti degli Stati membri – incluso il voto – qualora le loro azioni risultino in contrasto con i principi fondanti dell’Unione, come lo stato di diritto, la democrazia e i diritti umani.
Come risaputo, il caso ungherese è da tempo al centro di tensioni istituzionali a Bruxelles e il governo guidato da Viktor Orbán è stato costantemente accusato di erosione dell’indipendenza giudiziaria, restrizioni alla libertà dei media e attacchi alla società civile. Ma, per anni, le azioni dell’Ue sono state tiepide (volendo rimarcare oggi la puntualità del meeting del 27 maggio) contro l’Ungheria. Paese da isolare, secondo “la democratica Ue” per la sua prossimità politica alla Russia in un contesto di forte pressione geopolitica legata alla guerra in Ucraina.
Secondo fonti citate dal Financial Times, diversi funzionari europei avrebbero discusso la possibilità di sospendere il voto di Budapest per ostacolare la sua capacità di bloccare decisioni cruciali, in particolare quelle che riguardano le sanzioni e le politiche comuni verso Mosca.
Sebbene l’attivazione dell’articolo 7 sia formalmente possibile, la sospensione effettiva dei diritti di voto richiede l’unanimità degli altri Stati membri, rendendo politicamente molto complesso l’effettivo passaggio alla fase sanzionatoria.
Tuttavia, l’audizione del 27 maggio rappresenta un segnale politico forte, indicativo del deterioramento dei rapporti tra Bruxelles e il governo ungherese, e rilancia il dibattito sul rispetto dello stato di diritto all’interno dell’Unione ma, soprattutto, della coerenze e dei doppi standard europei.
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