16 Marzo 2026
CulturaEuropa

Unione Europea, ancora ostacoli al riconoscimento delle unioni civili negli Stati membri

In un’Unione che si proclama garante della libera circolazione dei cittadini, le unioni civili restano terreno di incertezza giuridica e discriminazione. A sollevare la questione è l’eurodeputata Carolina Morace, che in un’interrogazione scritta alla Commissione ha denunciato il mancato riconoscimento reciproco delle unioni civili tra gli Stati membri dell’UE, con particolare riferimento al caso di una coppia italiana trasferitasi in Spagna.

In Italia, le unioni civili sono riconosciute dalla Legge n. 76 del 2016, ma rimangono giuridicamente distinte dal matrimonio. La Spagna, invece, riconosce il matrimonio egualitario dal 2005, ma non equipara automaticamente le unioni civili italiane al matrimonio, obbligando in alcuni casi le coppie a sciogliere la propria unione per potersi sposare e vedersi riconosciuti i propri diritti nel nuovo Paese di residenza.

Una situazione che solleva questioni non solo giuridiche, ma anche di equità e coerenza con i principi fondamentali dell’UE, come il diritto alla non discriminazione e alla libera circolazione (art. 21 TFUE).

Nella risposta ufficiale, datata 2 giugno, la Commissaria Hadja Lahbib ha ribadito i limiti del diritto europeo in materia: “Sebbene la Direttiva 2004/38/CE garantisca il diritto alla libera circolazione e imponga agli Stati membri di riconoscere le unioni registrate per l’esercizio di diritti derivanti dal diritto UE, la definizione del matrimonio e delle unioni civili resta di competenza nazionale“.

Se lo Stato ospitante considera la partnership equivalente al matrimonio, il partner è riconosciuto come familiare “diretto”; in caso contrario, può essere considerato un familiare “esteso”, purché la relazione sia stabile. Tuttavia, rimarca l’esponente della Commissione von der Leyen, “questo riconoscimento è limitato all’ambito della libera circolazione, e non si estende ai diritti legati al diritto nazionale, come regimi patrimoniali, successione o mantenimento”.

La Commissione ha anche chiarito che la necessità di sciogliere un’unione civile per accedere al matrimonio è una questione di diritto nazionale e non dipende necessariamente dall’orientamento sessuale della coppia: “Pur esistendo strumenti giuridici gender-neutral per facilitare il riconoscimento delle decisioni transfrontaliere in materia di famiglia e successioni, l’UE non ha ancora adottato norme vincolanti per il riconoscimento delle unioni civili e dei matrimoni tra Stati membri” ha aggiunto la commissaria europea.

La questione resta quindi aperta: in un’Europa che punta all’integrazione e all’uguaglianza, l’incoerenza normativa tra Paesi rischia di generare discriminazioni concrete, soprattutto per le coppie LGBTQIA+, costrette a scelte drastiche per vedere riconosciuti i propri diritti.

Il Parlamento europeo potrebbe ora intensificare la pressione sulla Commissione affinché si avvii un dibattito serio sulla reciproca validità delle unioni registrate. Intanto, la frammentazione normativa continua a minare uno dei pilastri dell’Unione: la libertà di circolare e vivere ovunque, senza dover rinunciare alla propria identità familiare.

foto European Union 2022 – Source : EP