Ungheria, l’authority anticorruzione chiede di processare l’entourage di Orbán
L’authority anticorruzione ungherese chiede di portare in tribunale i vertici del governo di Viktor Orbán. Ferenc Pál Biró, presidente dell’Autorità per l’Integrità dell’Ungheria, ha dichiarato in esclusiva a POLITICO che “politici di alto livello possono e potrebbero essere processati” per il loro coinvolgimento in un presunto schema sistematico di frode ai danni dei contribuenti europei, messo in atto durante i sedici anni di governo di Viktor Orbán.
Non sono, però, state formulate accuse specifiche nei confronti di Orbán o dei suoi più stretti collaboratori.
Al centro dell’inchiesta dell’authority ci sono tre società che, secondo la watchdog, si sono aggiudicate la quota maggioritaria dei contratti pubblici ungheresi negli ultimi quattro anni, per un valore complessivo di circa 10 miliardi di euro. I prezzi applicati sarebbero stati artificialmente gonfiati: beni e servizi di base fatturati a multipli del prezzo di mercato, gare d’appalto manipolate. La quota riconducibile a rischio di corruzione ammonterebbe a 3,5 miliardi di euro. Biró non ha reso noti i nomi delle aziende coinvolte.
La Commissione europea, interpellata sulla vicenda, ha ribadito la propria posizione di “tolleranza zero per le frodi al bilancio UE”, ricordando che spetta agli Stati membri prevenire, rilevare e gestire le irregolarità sui fondi che amministrano.
Il nuovo premier ungherese Peter Magyar , intervenendo in materia, ha già annunciato la creazione di un Ufficio nazionale per il recupero dei beni sottratti e, soprattutto, ha aderito alla Procura europea (EPPO) , organismo che Orbán aveva sempre rifiutato di riconoscere , dotata di poteri di indagine e perseguimento penale sulle frodi al bilancio comunitario.
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