Ungheria al voto, Magyar sfida Orbán: “Difesa al 5% del PIL e addio all’influenza russa”
Domenica si vota in Ungheria, e per la prima volta da anni Viktor Orbán affronta una sfida elettorale che lo mette seriamente in discussione. Il suo sfidante, Péter Magyar, leader del partito d’opposizione Tisza, promette una rottura netta con la stagione del filo-putinismo ungherese: più spesa per la difesa, contratti d’armamento ripuliti dalla corruzione, e un ritorno di Budapest nel cuore dell’alleanza atlantica.
Il programma di Tisza in materia di sicurezza è ambizioso: portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, la soglia indicata dalla NATO, investire nelle forze armate, condurre un audit completo dei sistemi informatici del ministero degli Esteri e dell’agenzia per gli appalti della Difesa, e aprire la porta all’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea nel lungo periodo. Sul fronte interno, il partito si è impegnato a “rivedere la privatizzazione del settore della difesa” e a estirpare l’influenza russa dall’apparato statale.
Dal suo ritorno al potere nel 2010, Orbán ha progressivamente allineato la politica estera ungherese agli interessi di Mosca, diventando il principale ostacolo all’interno dell’UE su ogni dossier legato all’Ucraina. In sede NATO, Budapest ha mantenuto un profilo formalmente più collaborativo.
Un dato su tutti descrive la traiettoria degli ultimi anni: tra il 2024 e il 2025, l’Ungheria è stata l’unico Paese NATO ad aver tagliato la spesa per la difesa in termini reali, riducendola del 6%, pur restando al di sopra della soglia del 2% del PIL prevista dall’alleanza.
Le speranze degli alleati europei.
In molte cancellerie europee si guarda con speranza all’eventuale vittoria di Magyar. Due diplomatici dell’UE, che hanno chiesto l’anonimato, hanno indicato che un governo Tisza potrebbe sbloccare il veto ungherese sul prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina o allentare l’opposizione al Fondo europeo per la pace. “Magyar dice di voler ristabilire una relazione costruttiva con l’UE”, ha osservato uno dei diplomatici.
Sul fronte NATO, l’ottimismo è altrettanto palpabile. “Sarebbe un cambiamento enorme”, ha commentato un alto diplomatico dell’alleanza, riferendosi alla possibilità di ripristinare un clima di fiducia nella condivisione di informazioni sensibili.
Gli ostacoli di un’eredità pesante.
Tuttavia, trasformare le promesse in realtà si preannuncia tutt’altro che semplice. Sarà una lunga battaglia in salita per il nuovo governo ungherese per riconquistare la fiducia e compiere i necessari cambiamenti di personale e tecnici
Il rischio più immediato, per esempio, è che Orbán, in caso di sconfitta, approvi nelle ultime ore di governo una serie di leggi capaci di blindare le politiche in vigore e ostacolare qualsiasi svolta del suo successore. Una mossa che trasformerebbe la vittoria elettorale di Magyar in un punto di partenza, non di arrivo.
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