Un’Europa che non sa più credere in se stessa. Sfiducia in crescita.
Cresce la disillusione nel continente europeo, caratterizzata da una fiducia verso le istituzioni europee in calo ovunque. Dopo anni di miliardi spesi in politiche inefficaci e di scarso impatto, l’Unione continua a non convincere.
L’Europa, in sintesi, non crede più nell’Europa. Dopo anni di piani strategici, fondi strutturali, promesse di transizione verde e digitale, l’Unione europea si scopre stanca, autoreferenziale e incapace di guardare con fiducia al proprio futuro. Lo certifica anche l’ultimo sondaggio di Eurobarometro (notoriamente sempre bonario verso le politiche europee), per il quale solo un cittadino su due guarda avanti con un minimo di ottimismo all’Unione. Tutti gli altri, metà del continente, semplicemente non ci credono più.
Nel giro di un anno, la fiducia è scesa di sei punti percentuali a livello europeo, e di dieci punti in Italia, dove la sfiducia sfiora ormai la rassegnazione. Il “club delle dodici stelle”, di fatto, ha perso la bussola sotto il peso del riarmo, della inconsistenza geopolitica, delle troppe parole, “dell’iper-burocrazia” e della mancanza di trasparenza (e monitoraggio) sulla gestione dei fondi Ue. Un’Europa, ormai, che si celebra solo nei convegni e si compiace delle proprie “strategie”, ma che non riesce a produrre risultati concreti nella vita dei cittadini.
L’indagine, condotta su 26mila intervistati, mostra un continente spaccato tra chi continua a credere nel progetto europeo – appena il 52% – e chi, il restante 48%, lo considera un castello di carte in lento collasso. Solo Lituania (72%) e il Portogallo (69%) conservano un minimo di fiducia, ma anche lì l’ottimismo arretra. Paradossalmente, gli unici Paesi a mostrare un leggero aumento di fiducia sono la Polonia (reduce dalla “spendita allegra” delle risorse del NextGenerationEu) e l’Ungheria.
In Italia (se mai ci fosse il bisogno di rimarcarlo) la disillusione verso le istituzioni europee e l’Unione è pressoché totale. Il Paese è diviso a metà: metà speranzosi, metà preoccupati, ma tutti stanchi di un’Europa che predica integrazione e prosperità mentre non riesce nemmeno a contenere il caro vita o a dare risposte credibili alle crisi globali. Il 10% di fiducia bruciato in dodici mesi è il segnale di una frattura ormai strutturale.
A pesare, certo, sono le guerre – dall’Ucraina al Medio Oriente – ma la verità è che il malessere va oltre le contingenze. Il 44% degli italiani indica i conflitti come la principale minaccia, il 34% teme il costo della vita, ma dietro le percentuali si nasconde un sentimento più profondo: la percezione di un’Europa che non serve più, che parla di “sovranità strategica” mentre non riesce neppure a costruire fiducia nei propri cittadini.
Un’Europa che continua a studiare sé stessa nei suoi sondaggi, ma non trova mai il coraggio di dire la verità: le sue politiche fanno pena e i sitemi per garantire il monitoraggio e la trasparenza fanno acqua da tutte le parti, e gli europei se ne sono accorti.
