Un’alleanza solo sulla carta: Pd e M5s divisi su Europa, Ucraina e Russia.
Altro che “campo largo”. Alla Camera va in scena l’ennesima dimostrazione di quanto l’asse Pd–M5s sia una costruzione fragile, contraddittoria e sempre più priva di una linea politica comune. Le risoluzioni presentate dai due principali partiti d’opposizione certificano una distanza profonda su tutti i dossier strategici: Europa, guerra in Ucraina, rapporti con Mosca, uso dei beni russi congelati.
Il Partito democratico rivendica una scelta netta: “senza esitazioni e ambiguità”, l’Italia deve stare dalla parte dell’Unione europea di fronte alle sfide globali e alle pressioni dell’amministrazione americana. Una posizione che si accompagna alla “ferma condanna” dell’aggressione russa e al sostegno pieno a Kiev, anche attraverso tutte le forme di assistenza necessarie, compreso – nero su bianco – un utilizzo “legalmente fondato” dei beni russi congelati in Europa.
Una linea atlantista ed europeista che stride clamorosamente con quella del Movimento 5 Stelle. I pentastellati chiedono lo stop immediato all’invio di nuove armi all’Ucraina, il rifiuto della confisca definitiva degli asset sovrani russi e persino la revisione del segreto militare sulle forniture già cedute. Non solo: una volta raggiunta la pace, per il M5s andrà “rivalutata” la possibilità di tornare ad acquistare gas da Mosca.
Due visioni inconciliabili. Da un lato il Pd insiste su un ruolo attivo dell’Unione europea per una pace “giusta e sicura”, dall’altro il M5s spinge su una linea che di fatto ridimensiona il sostegno a Kiev e rimette in discussione le sanzioni contro il Cremlino. Persino sull’uso dei beni russi congelati – uno dei nodi più delicati del confronto internazionale – le posizioni sono opposte.
Il risultato è un paradosso politico: mentre si continua a evocare un’alleanza alternativa alla destra di governo, su ogni grande tema di politica estera Pd e M5s parlano lingue diverse. Altro che sintesi: le risoluzioni di oggi fotografano un’opposizione divisa, incapace di offrire una visione comune su questioni che definiscono il ruolo dell’Italia nel mondo. Un’alleanza che, almeno su Europa e Ucraina, appare sempre più come una somma di veti incrociati piuttosto che un progetto credibile di governo.
“Problemi di coppia” facilmente riscontrabili anche nel piccolo mondo antico sardo, dove la dialettica politica è soppiantata “dall’interesse di bottega” e dalla necessità di arrivare a un compromesso per la spartizione delle risorse ad ogni assestamento di bilancio e manovra finanziaria regionale.
