5 Marzo 2026
Politica

Una manovra che fa pietà: 18 miliardi per tenere in piedi il minimo.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge per il Bilancio di previsione dello Stato 2026 e il bilancio pluriennale 2026-2028, su proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
L’intervento previsto – circa 18 miliardi di euro medi annui – è stato presentato come “responsabile e sostenibile”, ma nei fatti si tratta di una manovra esile, difensiva e priva di visione strategica, più pensata per tirare a campare che per rilanciare il Paese.

Non aumenta il disavanzo, certo, ma a quale prezzo? Con risorse così limitate, si distribuiscono briciole a tutti: un po’ di sollievo fiscale, qualche bonus, qualche ritocco pensionistico. Nulla che assomigli a una politica industriale o a un piano strutturale di crescita.

Misure fiscali: piccoli sconti, grandi illusioni.

Sul fronte fiscale, la manovra punta su ritocchi minimi. La seconda aliquota IRPEF (28-50 mila euro) scende dal 35% al 33%, una misura di piccolo cabotaggio (si parla di risparmi di 26-35 euro) che lascia intatti i problemi di fondo del sistema. I redditi sopra i 200mila euro restano esclusi, ma l’impatto complessivo è modesto.

Confermata la flat tax al 15% per lavoratori dipendenti e pensionati fino a 35 mila euro, un provvedimento che ormai ha perso ogni valore innovativo. Restano anche il bonus ristrutturazioni al 50% e qualche agevolazione marginale per premi di produttività e rinnovi contrattuali.

Un mosaico di micro-misure che, sommate, non compongono una strategia da Paese con volonta di puntare alla produttività.

Famiglie e welfare: il solito giro di bonus.

La sezione dedicata a famiglie e politiche sociali vale circa 3,5 miliardi di euro nel triennio. Si parla di revisione dell’ISEE – con effetti da mezzo miliardo annuo – e della conferma di strumenti già esistenti: “Carta dedicata a te” (500 euro ma solo per le famiglie sotto i 15 mila euro di ISEE), bonus mamme da 60 euro mensili, e un lieve aumento di 260 euro annui per le pensioni minime.

Nulla di nuovo sotto il sole. Si moltiplicano i bonus una tantum, ma il potere d’acquisto continua a essere eroso dall’inflazione e dalla stagnazione salariale.

Sanità: qualche miliardo in più, ma senza svolta.

Nel settore sanitario, la manovra stanzia 2,4 miliardi aggiuntivi nel 2026 e 2,65 miliardi dal 2027, da sommare ai rifinanziamenti precedenti.
Una cifra che, sulla carta, dovrebbe servire a nuove assunzioni e riduzione delle liste d’attesa, ma che in realtà copre appena il minimo indispensabile per tamponare l’emorragia di personale e servizi.

Il governo parla di “rafforzamento del sistema sanitario”, ma i fondi non bastano nemmeno a recuperare il terreno perso dopo anni di sottofinanziamento cronico.

Imprese: incentivi a pioggia, ma senza politica industriale.

Le misure per le imprese appaiono più come un catalogo di agevolazioni fiscali che come un piano di sviluppo.
Previsti super-ammortamenti fino al 180% per investimenti in beni strumentali e al 220% per investimenti green, insieme al rifinanziamento della Nuova Sabatini e alla proroga di plastic e sugar tax.

Per un Paese moribondo la detassazione dei buoni pasto elettronici (da 8 a 10 euro) e il credito d’imposta per ZES e ZLS, può suscitare qualche entusiasmo? Misure frammentarie, in sintesi, senza un disegno organico su innovazione o competitività. Un altro anno perso per il Paese. Ma a chi interessa?

Banche e fisco: mano leggera ai grandi, tolleranza per chi non paga.

Le banche e le assicurazioni continuano a contribuire in misura limitata, con proroghe e deduzioni agevolate. È prevista un’imposta ridotta sugli utili accantonati e poi distribuiti, una mossa, secondo molti, che favorisce i grandi istituti.

Sul fronte fiscale, si apre l’ennesimo capitolo di “pace fiscale”. Una sanatoria mascherata, che ancora una volta premia i furbi e penalizza chi paga regolarmente.

Il giudizio finale: una manovra (l’ennesima) senza coraggio.

Al netto della retorica ministeriale, il Bilancio 2026-2028 appare come una manovra di sopravvivenza, non di rilancio.
I 18 miliardi sbandierati sono poca cosa in un Paese che ha bisogno di investire decine di miliardi in sanità, istruzione, infrastrutture e innovazione.

Il governo, però, rivendica “responsabilità” e “sostenibilità”, ma la verità è che si tratta di un esercizio di bilanciamento contabile che lascia tutto com’è.

foto Governo.it licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT