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Un nuovo secolo americano? La strategia di Trump II vista dall’Europa.

La National Security Strategy (NSS) presentata da Donald Trump nel novembre 2025 segna un cambio di passo netto nella proiezione globale degli Stati Uniti e riporta con forza il tema della leadership americana in un mondo in transizione. Lontano dall’essere un documento apertamente “anti-europeo”, come sostenuto da parte del dibattito pubblico, il testo individua piuttosto nell’attuale direzione politica dell’Unione europea un fattore di criticità che Washington intende correggere, nell’interesse sia degli Stati Uniti sia dello stesso continente europeo.

Secondo l’analisi di Luca Lanzalone e Lorenzo Somigli realizzata per l’IFIMES, la strategia di Trump II parte dalla constatazione di una Europa indebolita sul piano industriale, militare e strategico, priva di autonomia decisionale e sempre più dipendente da forniture esterne. Una condizione che, nella visione americana, rischia di trasformare il Vecchio Continente nel “ventre molle” della NATO. La crisi europea non è letta solo come un problema regionale, ma come una vulnerabilità sistemica per l’Occidente.

La NSS, secondo i due esperti, affronta in modo diretto il tema del mantenimento della supremazia globale degli Stati Uniti, messa a rischio – secondo Trump – da “anni di debolezza”. Due i pilastri individuati: il rafforzamento militare, fondato su deterrenza nucleare e superiorità tecnologica, inclusa la dimensione spaziale; e il rilancio economico-industriale, protetto da dazi e sostenuto da una finanza capace di influenzare gli equilibri globali. L’obiettivo è garantire agli Stati Uniti la capacità di sostenere la produzione sia in tempo di pace sia in caso di conflitto.

Sul piano geopolitico, la strategia individua alcune priorità: la ricostruzione di una sfera di influenza esclusiva nel continente americano, dal Canada all’Argentina, definita come un “corollario trumpiano” della Dottrina Monroe; il tentativo di riavvicinamento alla Russia per evitare la saldatura strategica tra Mosca e Pechino; e il rilancio dell’Europa, anche attraverso una sua possibile riorganizzazione, nel rispetto delle specificità storiche del continente.

Il documento prende atto di un mondo non più unipolare, ma almeno tripolare, strutturato attorno a Stati Uniti, Cina e Russia. In questo schema, l’Europa resta un’appendice dell’area di influenza americana, ma con un ruolo che Washington intende rafforzare per evitare che altre potenze possano dominarla. Trump punta su un dialogo diretto tra Stati e leader, ridimensionando il ruolo delle grandi organizzazioni multilaterali, giudicate inefficienti.

Per la prima volta dopo oltre un decennio, l’Europa torna centrale nella NSS americana. A differenza delle strategie di Obama e Biden, concentrate sul Pacifico, Trump dedica ampio spazio al Vecchio Continente, riconoscendone il ruolo storico e culturale ma denunciandone al contempo la fragilità istituzionale e democratica. Nel documento si parla apertamente di uno scollamento tra la volontà dei cittadini europei e le decisioni di Bruxelles, un fattore che, secondo Washington, impedisce riforme strutturali e rende l’Europa un interlocutore debole.

La Russia viene indicata come un attore chiave nel nuovo equilibrio globale. La strategia di Trump mira a reinserire Mosca in un quadro di cooperazione controllata, sia per contenere l’ascesa cinese sia per favorire una normalizzazione dei rapporti tra Russia ed Europa, ritenuta essenziale per la stabilità del continente eurasiatico. In questa prospettiva, la guerra in Ucraina è vista come un fattore di destabilizzazione che ha già indebolito economicamente e strategicamente l’Europa.

Nel Medio Oriente, la NSS conferma il ruolo centrale degli Accordi di Abramo e esclude una nuova stagione di conflitti su larga scala, puntando su un equilibrio gestito indirettamente dagli Stati Uniti e sull’esclusione di ambizioni egemoniche di potenze rivali come Cina, Iran e Russia.

La strategia si chiude con un ritorno alla visione dell’America come “isola strategica”, protetta da una geografia favorevole ma al tempo stesso al centro di una rete globale di alleanze, soft power e supremazia tecnologica. Trump archivia definitivamente il paradigma del globalismo e del libero scambio illimitato, rilanciando il controllo delle frontiere, la protezione dell’industria nazionale e il primato tecnologico come strumenti per preservare la leadership americana.

Secondo l’analisi IFIMES, al di là delle critiche, l’Europa dovrebbe cogliere questa fase come un’opportunità per rilanciare il proprio sistema industriale e manifatturiero, anche attraverso una collaborazione più pragmatica con il capitale, la tecnologia e il know-how nordamericano, in un quadro di interessi reciproci.

foto thewhitehouse.gov