13 Maggio 2026
Europa

“Un mercato unico europeo”: semplificazione o scorciatoia democratica?

Recentemente, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa hanno annunciato che il piano d’azione “One Europe, One Market” sarà presentato al prossimo Consiglio europeo di marzo 2026. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: semplificare il quadro normativo europeo, ridurre i costi burocratici per le imprese e rendere il mercato unico più competitivo a livello globale.

Ma cosa prevede concretamente questo piano? Alcune delle misure annunciate stanno già sollevando polemiche nel mondo politico e accademico.

Cosa c’è dentro il “One Market Pact”.

L’europarlamentare tedesco Friedrich Pürner del gruppo Non Iscritti, ha scritto alla Commissione, smontando pezzo per pezzo l’architettura del piano. Secondo Pürner, il “Patto per il mercato unico” non è una semplice operazione tecnica, ma un compromesso politico tra élite istituzionali che produrrà cambiamenti strutturali profondi.

Nel dettaglio, il piano prevede di estendere e accelerare le procedure omnibus, riducendo sì i tempi parlamentari ma anche la possibilità di esaminare in modo approfondito le questioni “sgradite alla Commissione”.

Ancora il patto mira a colpire il “gold-plating”, la pratica con cui gli Stati membri aggiungono requisiti nazionali più stringenti rispetto agli standard minimi europei. Per farlo, si punta a usare più regolamenti (direttamente applicabili in tutti i Paesi) e meno direttive (che lasciano margine di recepimento nazionale). Quindi, meno flessibilità per i parlamenti nazionali e più uniformità imposta dall’alto.

Ma non solo. L’alzata di ingengo della Commissione, mira a ridurre gli atti delegati e di esecuzione, limitando di fatto la possibilità del Parlamento europeo di controllare come la Commissione implementa le leggi nei dettagli tecnici. Come sta accadendo, per esempio con l’accordo Ue-Mercosur.

Infine, Ursula e soci mirano con il pinao a moltiplicare le clausole di tramonto, ovvero le norme con scadenza automatica che, se non rinnovate, decadono. Uno strumento utile in teoria, ma che crea incertezza giuridica e può essere usato per aggirare dibattiti politici scomodi. Per fare un esempio, a causa di tali clausole non è possibile utilizzare lo strumento RESTORE per la Sardegna, Sicilia e Calabria, pesantemente colpite dal Ciclone Harry.

L’accusa: semplificazione o erosione democratica?

Per Pürner, dietro il linguaggio neutro della “semplificazione” si nasconde qualcosa di più preoccupante: un indebolimento sistematico della supervisione democratica sul processo legislativo europeo. Uno dei tanti obiettivi di questa Commissione europea che da anni spinge per procedure accelerate, meno direttive e più regolamenti, riduzione degli atti delegati sottoposti a controllo parlamentare, con l’obiettivo di spostare il potere decisionale dalla sfera del dibattito democratico a quella della gestione tecnocratica. Questa azione, però, non porterà a semplificare le leggi ma la democrazia.

Il principio di sussidiarietà sotto pressione.

Un tema di fondo attraversa tutta l’interrogazione: il principio di sussidiarietà, uno dei pilastri dell’architettura europea, secondo cui l’UE deve agire solo quando gli obiettivi non possono essere raggiunti sufficientemente dai singoli Stati membri.

Sostituire le direttive con i regolamenti, più veloci, più uniformi, ma anche meno adattabili ai contesti nazionali, significa di fatto restringere lo spazio di manovra dei parlamenti e dei governi nazionali. Una tendenza che, secondo i critici, va in direzione opposta rispetto al principio di prossimità ai cittadini che l’UE dichiara di voler rispettare.

Un dibattito che va oltre Pürner.

Sarebbe un errore liquidare le preoccupazioni sollevate come semplice ostruzionismo di un parlamentare euroscettico. La tensione tra efficienza normativa e controllo democratico è reale e attraversa trasversalmente le famiglie politiche europee.

foto Copyright European union