13 Maggio 2026
Sardegna

“Un caffè con Marco”: quando la politica scopre i cittadini a poche settimane dal voto

C’è qualcosa di profondamente rivelatore , e involontariamente comico , nell’immagine di un candidato sindaco che, a campagna elettorale avviata, annuncia di voler finalmente “ascoltare i problemi” dei cittadini di Quartu Sant’Elena. Come se quei problemi (sono gli stessi da 50 anni!) fossero un mistero da svelare davanti a un caffè, e non la realtà quotidiana di una città di oltre 70mila abitanti che chiunque voglia governarla dovrebbe conoscere a menadito.

Marco Porcu lancia “Un caffè con Marco”: ogni giorno, dalle 14:30 alle 16:00, il candidato del centrodestra è disponibile a incontrare i quartesi nel bar del quartiere, nel locale preferito o , con tocco quasi bucolico , nel giardino di casa. Basta chiamare un numero di telefono e fissare l’appuntamento. Semplice, diretto, “a faccia e pari”. Quasi intimo, recita il comunicato stampa.

La domanda che nessuno fa.

Ci si perdoni la franchezza: ma un candidato sindaco che ambisce a guidare la terza città della Sardegna non dovrebbe già sapere quali sono i problemi dei suoi cittadini? La pensionata che vive in un quartiere senza servizi, il giovane pronto a fare le valigie, l’imprenditore che annaspa , le buche stradali: sono forse figure mitologiche da scoprire sorseggiando un cappuccino, o sono la realtà di una città che chi vuole amministrarla dovrebbe frequentare ogni giorno?

L’iniziativa, confezionata con la cura comunicativa tipica delle campagne elettorali moderne, tradisce involontariamente una verità scomoda: la classe dirigente locale , quella che governa, quella che aspira a governare, quella che siede nei ruoli che contano , vive in un mondo parallelo rispetto ai cittadini comuni. E quando si avvicinano le elezioni, ecco la riscoperta del territorio, la discesa tra la gente, il rito dell’ascolto.

La retorica dell’ascolto come sostituto della politica.

“Solo chi vive quotidianamente la città conosce le idee di rinnovamento”, dice Porcu. Verissimo. Ma allora viene spontaneo chiedersi: cosa ha fatto il centrodestra quartese, in questi anni di opposizione, per raccogliere quelle idee e che oggi chiede dialogo? Quanti incontri, quante assemblee, quante proposte concrete sono arrivate dai banchi dell’opposizione al Consiglio comunale? L’ascolto, per essere credibile, non può iniziare a campagna elettorale aperta e finire il giorno dopo il voto.

Il format “un caffè con il candidato” non è una novità , è uno dei classici del repertorio elettorale italiano, collaudato e trasversale. Di per sé non è sbagliato: il contatto diretto con i cittadini ha un valore. Il problema è quando diventa un sostituto della politica, uno strumento di visibilità travestito da partecipazione, una scorciatoia per chi non ha avuto il coraggio , o la costanza , di costruire un rapporto con il territorio nei mesi e negli anni precedenti.

Il segnale che preoccupa davvero.

Al netto delle polemiche, c’è un dato che dovrebbe far riflettere ben oltre le beghe locali: il fatto che un’iniziativa simile venga presentata come innovativa, coraggiosa, persino rivoluzionaria, dice tutto sulla povertà della politica locale sarda. Quando “andare a bere un caffè con i cittadini” diventa notizia, significa che il livello dell’ascolto ordinario , quello che dovrebbe essere la normalità di qualsiasi amministratore o aspirante tale , è precipitato a zero.