14 Luglio 2026
Europa

Ultra fast fashion, crescono i rischi per l’ambiente e la concorrenza.

L’esplosione della ultra-fast fashion, alimentata soprattutto da piattaforme di e-commerce extra UE, sta sollevando crescenti preoccupazioni all’interno dell’Unione. Alla base dei timori vi sono l’aumento dei rifiuti tessili, la pressione sulle piccole e medie imprese europee e il sospetto di violazioni delle norme comunitarie, dal mancato pagamento dell’IVA alla contraffazione, fino alle pratiche di concorrenza sleale. Solo nel 2024, questi operatori hanno generato miliardi di pacchi in ingresso nel mercato europeo, un flusso in costante crescita.

La deputata europea Danuše Nerudová, intervenendo sul tema, ha chiesto alla Commissione come intenda intervenire per garantire regole uniformi e un’applicazione efficace nel mercato unico, in un contesto in cui diversi Stati membri stanno cominciando a introdurre misure proprie per arginare gli impatti ambientali e sociali del fenomeno.

Nella replica scritta, il vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné ha riconosciuto che le preoccupazioni legate alle importazioni di moda ultra-rapida sono fondate e in aumento. Bruxelles ricorda che diversi strumenti sono già stati adottati e altri sono in cantiere.

“La Comunicazione sull’e-commerce – spiega l’esponente della Commissione europea – affronta i rischi associati ai beni importati tramite piattaforme digitali e sollecita una cooperazione più stretta tra autorità nazionali per verificare che i prodotti immessi sul mercato rispettino gli standard europei. Parallelamente, procede il negoziato sulla riforma del Codice doganale dell’UE: tra le misure previste vi sono l’abolizione della soglia di esenzione dai dazi per beni fino a 150 euro e l’introduzione di una tariffa di gestione per i piccoli pacchi. Entrambe entreranno in vigore non appena saranno operative la nuova Autorità doganale europea e l’EU Customs Data Hub, strumenti considerati essenziali per un efficace trattamento dei dati e una gestione dei rischi in tempo reale”.

La Commissione, per contrastare il fenomeno, sta inoltre chiedendo ai colegislatori di anticipare l’applicazione di queste misure dal 2028 al 2026, per rispondere più rapidamente all’impatto dell’e-commerce sul mercato unico. “Le nuove regole doganali, tuttavia, dovranno essere accompagnate – avverte Bruxelles – da un rafforzamento della vigilanza sui prodotti in tutta l’UE”.

Nel quadro più ampio delle politiche industriali e ambientali, la Commissione ha ricordato, infine, che la Single Market Strategy del maggio 2025 ha avviato i lavori per creare un mercato unico dei rifiuti, con l’obiettivo di garantire una gestione più efficace degli scarti tessili tramite obblighi di responsabilità estesa del produttore. In arrivo anche nuovi requisiti di ecoprogettazione per il settore moda, che imporranno soglie minime di qualità e sostenibilità sotto le quali i prodotti non potranno essere commercializzati nell’UE.

foto Greenpeace