Uguaglianza di genere, Parlamento europeo: “Colmare divario retributivo”.

Ai ritmi attuali, secondo il Gender Equality Index – Indice sull’uguaglianza di genere dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere -, ci vorranno almeno 60 anni per colmare il divario retributivo di genere nell’UE. Un dato a dir poco imbarazzante per una Unione da tempo autoproclamatasi istituzione leader nel mondo per la tutela dei diritti umani e dei valori democratici. Dal 2010, il punteggio dell’UE, infatti, è aumentato di soli 4.9 punti. Nel 2021, il punteggio medio degli Stati membri era di 68 su 100, con più di un terzo dei Paesi sotto i 60 punti.

Disparità sulla quale è intervenuto il Parlamento europeo con una recente risoluzione non legislativa, approvata lo scorso mese di dicembre con 500 voti favorevoli, 105 contrari e 87 astensioni. Nel provvedimento gli eurodeputati hanno chiesto agli Stati membri di proporre misure concrete per difendere i diritti delle donne e ridurre le disuguaglianze di genere nell’Unione. Un presupposto indispensabile per la parità di diritti, l’indipendenza economica e la realizzazione professionale delle donne e rilanciare l’idea di una Unione europea sostanzialmente avanzata nell’ambito della tutela dei valori democratici nel mondo.

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Nel testo della risoluzione, in particolare, i deputati hanno rimarcato il persistente divario retributivo (14,1%) e pensionistico (29,5 %) tra donne e uomini nell’UE, nonché la natura spesso precaria della situazione lavorativa delle donne. Tra le misure prospettate dagli eurodeputati l’applicazione di nuove sanzioni per le imprese che non rispettano la legislazione sul lavoro e la richiesta agli Stati membri di introdurre nuove misure per sostenere ulteriormente i diritti relativi alla maternità e alla paternità, aumentando i periodi di congedo, e, ancora, di garantire maggiori investimenti in servizi di assistenza all’infanzia.

Avendo osservato che la pandemia e i conseguenti confinamenti hanno portato a un aumento della violenza contro le donne, i deputati hanno chiesto inoltre gli Stati membri di adottare programmi specifici per proteggere e monitorare le vittime di violenza domestica nonché migliorare l’accesso alla giustizia e ai centri di accoglienza.

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Per contrastare la violenza di genere, si legge ancora nel testo della risoluzione, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania e Slovacchia dovrebbero ratificare la Convenzione di Istanbul.

Il progetto di risoluzione ribadisce, infine, che l’accesso alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi è un diritto fondamentale che non può in alcun modo essere ridotto o revocato. Le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne e i relativi diritti, compresa la negazione di assistenza all’aborto sicura e legale, rappresentano per il Parlamento europeo una forma di violenza contro donne e ragazze. Un chiaro messaggio, quindi, alla Polonia e alla sua legislazione liberticida verso i diritti delle donne.

Per la relatrice della risoluzione Sandra Pereira del gruppo La Sinistra, c’è bisogno di un cambiamento nella politica per rafforzare e far rispettare i diritti delle donne: “Per affrontare le disuguaglianze, dobbiamo aumentare i salari, difendere e promuovere servizi pubblici universali di alta qualità come l’accesso gratuito alla salute e all’istruzione ma anche quello agli alloggi e alla giustizia. Combattere tutte le forme di violenza nei confronti delle donne deve essere una priorità. Questo è l’unico modo per raggiungere la parità tra donne e uomini”.

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