16 Marzo 2026
Europa

Ue, un miliardo di euro all’Egitto: la realpolitik prevale ancora sui diritti

L’Unione europea torna a investire risorse ingenti in un Paese governato da un regime autoritario, confermando ancora una volta come la realpolitik continui a prevalere sui principi democratici proclamati a Bruxelles. La Commissione europea ha infatti erogato oggi un miliardo di euro all’Egitto sotto forma di assistenza macro-finanziaria (Macro-Financial Assistance, MFA), nell’ambito del Partenariato strategico globale Ue-Egitto firmato nel marzo 2024.

Si tratta della prima tranche di un pacchetto complessivo da 4 miliardi di euro, articolato in tre erogazioni, destinato a sostenere le esigenze finanziarie del Cairo e a garantire la stabilità macroeconomica del Paese. Secondo la Commissione, il finanziamento contribuirà anche a sostenere il programma di riforme economiche concordato con il Fondo monetario internazionale, oltre ad attenuare le pressioni sulla bilancia dei pagamenti egiziana legate alla guerra in Ucraina, alle tensioni in Medio Oriente e agli attacchi nel Mar Rosso.

Nel comunicato ufficiale, Bruxelles sottolinea che l’Egitto avrebbe soddisfatto tutte le condizioni richieste per lo sblocco dei fondi: dall’attuazione delle misure di politica economica concordate con l’Ue, fino a presunti “passi concreti e credibili” verso il rispetto di meccanismi democratici, dello Stato di diritto e dei diritti umani, oltre al rispetto del programma con l’Fmi.

Una valutazione che appare quantomeno controversa, alla luce del quadro politico egiziano, segnato da anni da repressione del dissenso, limitazioni delle libertà civili e assenza di reali garanzie democratiche. Eppure, come già avvenuto in altri dossier, l’Unione europea sceglie di chiudere un occhio, privilegiando la stabilità regionale, la cooperazione economica e il controllo dei flussi migratori rispetto alla coerenza con i propri valori fondanti.

Sul piano economico, la Commissione rivendica i progressi compiuti dall’Egitto nelle riforme strutturali, dal rafforzamento della gestione delle finanze pubbliche al miglioramento del mercato dei cambi, fino agli interventi per rendere più competitivo il contesto imprenditoriale, come l’assegnazione dei terreni industriali tramite gare e la semplificazione delle licenze online. Vengono inoltre citati passi avanti nella transizione verde, in particolare nei settori dell’energia e della gestione delle risorse idriche.

Resta però il nodo politico: ancora una volta l’Ue mobilita risorse miliardarie a favore di un partner strategico che non rispetta i minimi standard democratici, dimostrando come, nei fatti, la politica estera europea continui a essere guidata più dall’opportunità geopolitica che dalla difesa dei diritti e delle libertà che ufficialmente dichiara di voler promuovere.

foto © Portuguese Presidenct of the Council of the European Union 2021 – Gonçalo Delgado