Ue spaccata sulle sanzioni a Israele. Kallas: “Senza una posizione unica non contiamo nulla”.
L’Unione Europea si conferma divisa sul dossier Israele. Al Consiglio informale dei ministri degli Esteri, la proposta della Commissione di sospendere i fondi del programma Horizon destinati alle start-up israeliane non ha trovato il sostegno necessario. A pesare, soprattutto, le resistenze di Italia e Germania.
“Se non abbiamo una posizione unica, non abbiamo voce sulla scena globale”, ha ammesso l’Alto rappresentante Kaja Kallas, sottolineando lo stallo che ormai paralizza i Ventisette di fronte alla guerra a Gaza e alle politiche del governo Netanyahu.
Roma e Berlino, sostenute da Praga, Budapest, Sofia e Bucarest (forse anche Vienna), hanno fatto muro contro la misura. Israele (e le sue entità pubbliche e private), quindi, potrà continuare a ricevere fondi Ue, nonostante le quotidiane uccisioni di bambini e giornalisti.
Tajani ha riconosciuto che Israele “ha superato il limite della legittima difesa dopo il 7 ottobre”, ma ha respinto lo stop a Horizon. Una uscita, insomma, “diversamente coerente”, condita dall’effetto confusione: l’ipotesi di “colpire i coloni violenti”. Chissà se si sta parlando degli stessi che fanno affari con l’Ue… lo scorso 19 luglio 2024, la Corte internazionale di giustizia (CIG) ha infatti stabilito che gli Stati hanno l’obbligo di astenersi dall’avviare con Israele “rapporti economici o commerciali riguardanti i territori palestinesi occupati o parti di essi che possano consolidare la sua presenza illegale nei territori e di adottare misure per impedire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele nei territori palestinesi occupati”.
L’attuale politica di differenziazione dell’UE, in base alla quale i beni prodotti negli insediamenti israeliani non sono disciplinati dall’accordo di associazione UE-Israele ma sono commercializzati attraverso un “accordo tecnico”, non è conforme agli obblighi stabiliti dalla CIG, che esigono un divieto generale di commercio con gli insediamenti. Dunque, tanto rumore per nulla. Israele e i coloni possono tranquillamente continuare a massacrare i palestinesi.
Altri Paesi – tra cui Olanda, Svezia e Danimarca – chiedono invece un salto di qualità: sospendere la cooperazione commerciale prevista dall’accordo di associazione Ue-Israele, vietare i prodotti provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania e sanzionare i membri più radicali del governo Netanyahu.
Sul tavolo resta inoltre la pesante eredità politica dell’embargo parziale alle armi annunciato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, misura giudicata più incisiva dello stop a 170 milioni di euro di fondi europei.
Diversa la situazione sul fronte Ucraina, dove i Ventisette, fatta eccezione per l’Ungheria, hanno ribadito compattezza e sostegno a Kiev. È ora allo studio il 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca, con ipotesi che spaziano dai dazi alle restrizioni finanziarie fino al settore energetico. Restano divisioni sull’uso immediato dei beni russi congelati: l’Italia, sostenuta da molti partner, ha chiesto cautela, mentre Kallas ha ribadito che Mosca non potrà riottenere quelle risorse senza prima risarcire l’Ucraina.
“L’Europa rischia di perdere credibilità se non riesce a prendere decisioni”, ha avvertito la stessa Kallas, rilanciando l’urgenza di discutere come superare il vincolo dell’unanimità in politica estera.
foto Army Sgt. 1st Class Theresa Gualdarama, National Guard
