Ue “preoccupata” per lo Stato di diritto in Azerbaigian…dal quale continua a comprare gas e a firmare accordi energetici.
L’Unione Europea torna a denunciare il deterioramento dello stato di diritto in Azerbaigian. Arresti di giornalisti, repressione della società civile, limitazioni delle libertà fondamentali: Bruxelles ribadisce che la situazione è “profondamente preoccupante”.
Ma mentre l’Alto Rappresentante Kaja Kallas esprime ufficialmente inquietudine per la stretta autoritaria di Baku, l’Ue continua a importare massicce quantità di gas azero e a rafforzare i propri legami energetici con il regime del presidente Ilham Aliyev. Una contraddizione sempre più evidente ma che fa poco clamore, anche grazie ai milioni di euro elargiti copiosamente dalla Commissione europea alla stampa mainstream europea attraverso call più o meno note.
Le critiche politiche: “Spazio civico in restringimento”.
Rispondendo il 3 dicembre 2025 a un’interrogazione parlamentare, Kallas ha ricordato che il rispetto dei diritti umani è “parte integrante” dell’Accordo di partenariato tra Ue e Azerbaigian. Eppure a Baku e dintorni si continua con il solito sistema.
Ma sul fronte energetico i rapporti restano solidissimi.
L’Unione, però, continua a considerare l’Azerbaigian un partner energetico strategico: il Paese è diventato uno dei principali fornitori alternativi di gas dopo l’invasione russa dell’Ucraina, e Bruxelles ha incrementato importazioni e cooperazione proprio negli anni in cui la repressione interna si è intensificata.
Non solo: negli ultimi anni l’Ue ha firmato nuovi accordi energetici con Baku, volti ad aumentare ulteriormente i flussi attraverso il Corridoio Meridionale del Gas. Accordi che garantiscono ad Aliyev prestigio internazionale e introiti miliardari, mentre le autorità locali continuano a incarcerare dissidenti e a intimidire il giornalismo indipendente. Lo stesso che in Ue si contrasta con call inaccessibili mirate, paradossalmente, proprio al sostegno del pluralismo.
Una doppia linea che suscita critiche.
Di fronte a questa doppiezza — diritti umani da una parte, energia dall’altra — cresce il malcontento tra eurodeputati, ong e osservatori internazionali, che accusano Bruxelles di applicare “due pesi e due misure”: severità verso alcuni Paesi, indulgenza verso altri quando entra in gioco la sicurezza energetica e gli interessi geopolitici.
La posizione ufficiale: continuare a “sollecitare” Baku.
Nonostante le contraddizioni, la risposta della Commissione rimane formale. Bruxelles continuerà a “esortare” l’Azerbaigian a rispettare gli obblighi internazionali. Un buffetto e nulla più!
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