13 Luglio 2026
Politica

UE, pacchetto infrazioni di giugno: l’Italia nel mirino per i giudici tributari onorari

Nel pacchetto mensile sulle infrazioni al diritto europeo, adottato dalla Commissione europea, l’Italia figura con un’unica ma significativa procedura, che tocca il cuore del sistema giudiziario tributario nazionale.

Bruxelles ha inviato a Roma una lettera di messa in mora contestando la normativa italiana sui giudici tributari onorari, ritenuta incompatibile con il diritto del lavoro dell’Unione europea. Nel mirino della Commissione c’è il trattamento deteriore riservato a questi magistrati rispetto ai colleghi di ruolo, pur svolgendo le medesime funzioni giurisdizionali e trattando cause di identica natura e valore economico.

Le discriminazioni contestate riguardano diversi ambiti: ferie annuali, pensione di vecchiaia, previdenza sociale, congedo per malattia e congedo di maternità. A ciò si aggiunge una retribuzione che, in termini proporzionali, risulta sensibilmente inferiore a quella dei magistrati tributari professionali. Il nodo giuridico risiede nel fatto che i giudici onorari, svolgendo le proprie funzioni a tempo parziale, non sono considerati dalla legge italiana come lavoratori subordinati, sottraendoli così alle tutele previste dal diritto europeo.

La Commissione ritiene che questa impostazione violi tre direttive europee: la direttiva sul lavoro a tempo parziale (97/81/CE), la direttiva sull’orario di lavoro (2003/88/CE) e la direttiva sulla tutela delle lavoratrici gestanti (92/85/CEE). Va sottolineato che una recente riforma italiana prevede già la progressiva sostituzione dei giudici onorari con magistrati professionali, con possibilità per gli attuali in servizio di restare in carica fino al pensionamento a 70 anni. Tuttavia, per la Commissione, questo non è sufficiente a sanare le disparità in vigore.

L’Italia ha ora due mesi per rispondere e adottare le misure correttive necessarie. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà emettere un parere motivato, primo passo verso un eventuale deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

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