Ue, il Next Generation EU alla stretta finale: mancano 137 miliardi da spendere in tre mesi. Intanto l’inflazione risale e il debito pesa
L’ultimo trimestre dell’anno deciderà il contributo finale (se ci sarà) del Next Generation EU agli investimenti pubblici europei. È il messaggio dell’Economic Outlook Quarterly, pubblicato dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo e firmato da Alessandro D’Alfonso, Giulio Sabbati e Lucia Vergano. Dal raggiungimento di molti obiettivi ancora da verificare dipende lo sblocco di oltre 137 miliardi di euro.
Il Recovery a quota 69,8%.
Al 29 settembre 2026 risulta erogato il 69,8% delle risorse inizialmente impegnate nell’ambito di NGEU, il cui totale iniziale è di 806,9 miliardi. Restano da assorbire circa 137 miliardi in poco più di tre mesi, soprattutto attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf).
Il programma, ricorda il documento, ha spinto in modo significativo il finanziamento di investimenti e riforme per la transizione verde e digitale, riportando secondo la Commissione gli investimenti pubblici ai livelli pre-crisi finanziaria. Con la fine del NGEU, a dicembre 2026, il sostegno Ue calerà, ma strumenti finanziari dell’Rrf e risorse del bilancio ordinario dovrebbero evitare un effetto precipizio. Sul bilancio post-2027, ancora, il Parlamento ha proposto un bilancio rafforzato, mentre gli Stati membri puntano a un accordo politico a dicembre.
Stati membri: la corsa contro il tempo.
Tra l’8 giugno e il 29 settembre i pagamenti basati sui risultati a 11 Stati (Belgio, Bulgaria, Cechia, Danimarca, Spagna, Lituania, Austria, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia) hanno raggiunto 14,2 miliardi, portando gli esborsi complessivi dell’Rrf a 440 miliardi. La Danimarca è stata la prima a ricevere l’ultima rata, dopo aver attuato per intero il proprio piano.
Ora la Commissione deve esaminare 37 richieste di pagamento in sospeso o attese entro il 20 novembre, per un valore di 133 miliardi e quasi 2.000 tra traguardi e obiettivi. La Commissione ha ammesso che potrebbero esserci disimpegni se qualche obiettivo non sarà pienamente raggiunto, ma giudica il quadro ragionevolmente buono, visto l’accelerazione dei lavori negli ultimi mesi.
I cinque Paesi con più fondi ancora da incassare sono l’Italia (28,4 miliardi), la Spagna (23,7), la Polonia (20,6), la Grecia (11,3) e l’Ungheria (9,1). Quanto alla quota di piano già erogata, la media Ue è del 77%: in testa Danimarca (100%), Austria (92%) e Cechia (88%); l’Italia è all’85%, la Francia all’85%, la Germania all’80%, la Spagna al 77%. In fondo alla classifica Lussemburgo (37%) e Ungheria (9%, con zero pagamenti basati sui risultati). Per l’Italia, il documento indica 194,4 miliardi di risorse totali e un avanzamento di traguardi e obiettivi del 73% su 572.
Pil e inflazione.
Nel secondo trimestre 2026 l’economia Ue ha mostrato più resilienza del previsto agli effetti del conflitto in Medio Oriente: Pil a +0,7% sul trimestre precedente e +1,4% sull’anno (nell’area euro +0,6% e +1,2%). A sostenere la ripresa sono stati i servizi, in particolare digitali, le scorte precauzionali delle imprese e la maggiore spesa pubblica in difesa e infrastrutture. Le ultime proiezioni della Bce alzano la crescita dell’area euro allo 0,9% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, invariata all’1,5% nel 2028.
Sul fronte prezzi, ad agosto l’inflazione è salita al 3,2% sia nell’Ue sia nell’area euro, con forti divari tra Paesi: dallo 0,3% della Svezia al 6,3% della Romania. A pesare di più sono stati servizi ed energia (1,43 e 1,29 punti percentuali), probabilmente per gli effetti ritardati dello shock energetico legato alle ostilità in Medio Oriente. La Bce stima l’inflazione al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, e ha deciso di alzare i tre tassi di riferimento di 25 punti base.
Conti pubblici.
Nel primo trimestre 2026 il debito è salito all’88,9% del Pil nell’area euro e all’82,9% nell’Ue, sopra il 60% in 13 Paesi. Il deficit supera il 3% in 11 Paesi, pur rallentando leggermente (-3,1% in entrambe le aree). Con la chiusura della procedura per deficit eccessivo per Malta a giugno e l’apertura per la Bulgaria a luglio, sono 10 i Paesi sotto procedura. Con l’aggiunta della Spagna, la clausola di salvaguardia nazionale, che consente di aumentare le spese per la difesa fino all’1,5% del Pil l’anno per quattro anni, è attiva in 17 Stati; la Commissione ne ha esteso l’ambito alla sicurezza energetica. Secondo la Bce il deficit dell’area euro toccherà il picco del 3,7% nel 2027, per l’aumento della spesa per interessi e l’allentamento della politica di bilancio, mentre il debito supererà l’89% del Pil nel 2028. Nel grafico, per l’Italia manca il dato sul deficit, mentre il debito è al 138,9% del Pil.
Lavoro.
Nel secondo trimestre il tasso di occupazione Ue tra i 20 e i 64 anni è salito marginalmente al 76,4%, in crescita di 7,2 punti rispetto al 2016 ma ancora sotto l’obiettivo del 78% fissato per il 2030. Il divario occupazionale di genere resta attorno al 10%, con picchi in Romania (quasi 23%), Italia (19,5%) e Grecia (13%). La sottoutilizzazione della forza lavoro è stabile all’11,0%, con una disoccupazione al 5,8% (5,7% nel primo trimestre).
Il conto dei disastri climatici.
Il documento dedica infine un approfondimento all’impatto economico degli eventi climatici estremi, dopo le ripetute ondate di calore dell’estate 2026. Tra il 2021 e il 2024 le perdite economiche medie legate al clima sono raddoppiate rispetto ai quattro anni precedenti, soprattutto per alluvioni e fenomeni climatologici come ondate di calore, incendi e siccità. Gli effetti includono perdite di Pil, spinte inflazionistiche e possibile peggioramento dei conti pubblici.
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