UE, IA e lotta agli abusi sessuali online.
Perché l’Unione Europea non ha ancora imposto l’uso obbligatorio dell’intelligenza artificiale alle piattaforme social per rilevare nuovo materiale di abuso sessuale su minori (CSAM), soprattutto laddove la crittografia end-to-end non rappresenta un ostacolo? È questo l’interrogativo posto dall’eurodeputata Sirpa Pietikäinen (PPE) in un’interrogazione scritta rivolta alla Commissione.
L’eurodeputata finlandese fa riferimento a studi recenti che confermano l’efficacia senza pari dell’intelligenza artificiale nell’identificazione di nuovo materiale pedopornografico online. Tuttavia, ad oggi, la normativa europea in materia si fonda ancora su un regime transitorio: la deroga alla direttiva ePrivacy consente alle piattaforme digitali di rilevare volontariamente questo tipo di contenuti.
Nella sua risposta, la Commissione UE ha ribadito che la lotta agli abusi sui minori online è una priorità assoluta. È in corso l’iter legislativo di un regolamento che obbligherà determinati fornitori di servizi digitali a identificare, valutare e ridurre i rischi di utilizzo improprio delle loro piattaforme per la diffusione di CSAM o per l’adescamento online dei minori (grooming). Tuttavia, il testo attualmente non prevede l’obbligo generalizzato di utilizzare strumenti basati sull’IA.
La proposta, spiega la Commissione, è “tecnologicamente neutrale”: ciò significa che lascia libertà ai fornitori di scegliere le tecnologie più adeguate ai propri servizi, purché rispettino il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), la direttiva ePrivacy e le condizioni poste dal nuovo regolamento. I meccanismi di rilevamento verrebbero attivati solo su ordine di un’autorità giudiziaria o amministrativa indipendente, e sarebbero soggetti a rigorosi criteri di necessità e proporzionalità.
La posizione della Commissione rispecchia dunque un equilibrio tra due diritti fondamentali: la tutela dei minori e la protezione della privacy degli utenti. Ma per molti osservatori, il rischio è che l’assenza di un obbligo esplicito limiti l’efficacia delle misure, lasciando troppo spazio alla discrezionalità delle piattaforme.
foto Gerd Altmann da Pixabay.com
