EuropaPolitica

UE e nuovo regime siriano: miliardi dei contribuenti europei a un governo guidato da un leader terrorista.

Crescono le polemiche sull’atteggiamento sempre più accomodante della Commissione europea nei confronti del nuovo regime siriano guidato dal presidente al-Sharaa, figura controversa con un passato legato ad ambienti estremisti. Al centro delle critiche, il rischio che i cittadini europei finiscano per finanziare con miliardi di euro un governo accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di ambiguità sul fronte del terrorismo.

Il 23 settembre 2025 la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha incontrato al-Sharaa a New York, dichiarando l’impegno dell’UE a sostenere una “transizione politica pacifica, inclusiva e guidata dai siriani”. Una posizione che ha sollevato interrogativi politici e morali, formalizzati in un’interrogazione parlamentare dall’eurodeputato Gerolf Annemans.

Tra le questioni sollevate: se durante l’incontro sia stata affrontata in modo concreto la tutela delle minoranze religiose ed etniche; se l’Unione intenda davvero evitare di conferire legittimità politica al nuovo regime; e, soprattutto, se Bruxelles si stia preparando a riversare nuovi flussi di aiuti finanziari verso Damasco — di fatto trasferendo risorse pubbliche europee a un governo dalla credibilità fortemente contestata.

A nome dell’Esecutivo europeo, l’Alto rappresentante Kaja Kallas ha ribadito il sostegno dell’UE a una transizione “inclusiva” e ha affermato che al-Sharaa e le autorità transitorie sarebbero state richiamate alla responsabilità di garantire diritti uguali a tutte le componenti etniche e religiose del Paese. Bruxelles ha inoltre espresso preoccupazione per le recenti violenze settarie e promesso di continuare a sanzionare individui responsabili di gravi abusi attraverso il Regime globale UE per le sanzioni sui diritti umani.

Parallelamente, l’Unione ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti da 175 milioni di euro per sostenere la ripresa socio-economica della Siria e avviare la ricostruzione, sottolineando che ulteriori finanziamenti dipenderanno dalle riforme promesse dalle autorità transitorie.

Il punto critico resta però irrisolto: mentre l’UE parla di diritti, riforme e inclusione, sono i contribuenti europei a sostenere finanziariamente un apparato di potere ancora accusato di repressioni, violenze settarie e scarsa trasparenza. Per molti osservatori, il rischio è che l’Europa stia di fatto legittimando e finanziando un governo guidato da un leader dal passato estremista, senza garanzie concrete su democrazia, diritti umani e sicurezza.

In un contesto di crisi economica, pressioni sui bilanci pubblici e crescente sfiducia dei cittadini verso le istituzioni UE, la prospettiva di “regalare miliardi” a un regime controverso rischia di alimentare ulteriori tensioni politiche e interrogativi sulla coerenza dei valori europei.

foto Source EC – Audiovisual Service Copyright European Union, 2026