UE, discriminazione e accesso ai fondi, PfE: “Vigilare su opacità europea”
Torna al centro del dibattito europeo il tema dell’incitamento all’odio su base religiosa e della discriminazione verso idee e gruppi per l’accesso ai fondi Ue, con particolare riferimento alle comunità cristiane.
Il caso editoriale in Francia e il quadro normativo UE.
A innescare la discussione è stata la diffusione in Francia del volume “Péchés et guérison”, un testo di matrice islamica contenente, secondo le segnalazioni, passaggi ritenuti offensivi e potenzialmente incitanti alla discriminazione e alla violenza contro cristiani ed ebrei. L’opera, inizialmente distribuita anche tramite piattaforme digitali e inclusa nel sistema del “Bonus cultura”, è stata successivamente ritirata.
L’episodio ha riportato l’attenzione sul quadro giuridico europeo, che già disciplina tali fenomeni attraverso strumenti come la decisione quadro 2008/913/GAI contro razzismo e xenofobia, l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali e il Digital Services Act, che impone alle piattaforme obblighi stringenti nella gestione dei contenuti illegali.
Fondi UE e contenuti d’odio.
Nella sua risposta, la Commissione europea ha sottolineato che l’assegnazione dei fondi comunitari avviene tramite procedure rigorose e criteri oggettivi e che il regolamento finanziario aggiornato prevede esplicitamente l’esclusione dai finanziamenti di soggetti coinvolti in attività di incitamento all’odio o alla violenza. Uno statement dell’Esecutivo europeo che, alla luce della reale dinamica interna alle agenzie europee responsabili dei vari programmi Ue, lascia il tempo che trova.
I progetti finanziati, si legge ancora nella risposta della Commissione, “sono inoltre sottoposti a controlli durante tutta la loro attuazione” (come no!): eventuali violazioni, comprese quelle legate ai valori fondamentali dell’Unione, possono comportare la revoca delle sovvenzioni o altre sanzioni”.
Discriminazione religiosa e tutela dei cristiani.
Sul piano politico, è stato chiesto se sia opportuno rafforzare esplicitamente la tutela delle comunità cristiane nelle iniziative europee contro l’incitamento all’odio. La Commissione, pur ribadendo l’impegno generale contro ogni forma di discriminazione religiosa, non ha indicato la necessità di introdurre riferimenti specifici aggiuntivi, sottolineando che il quadro attuale già copre tutte le religioni.
Il caso FAFCE: nessuna esclusione automatica.
Un secondo filone riguarda la Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa (FAFCE), esclusa recentemente da finanziamenti UE. Alcuni eurodeputati hanno sollevato il sospetto di una possibile discriminazione su base religiosa da parte dell’Ue.
La Commissione ha, però, respinto tali interpretazioni: “Le candidature, ha precisato Bruxelles, vengono valutate esclusivamente in base a criteri predefiniti e trasparenti, e i progetti selezionati sono quelli che ottengono i punteggi più alti nei limiti delle risorse disponibili. In caso di rigetto, i candidati ricevono una motivazione dettagliata e possono richiedere il riesame della decisione”.
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