Ue, cresce l’influenza degli investitori stranieri nell’istruzione privata: il nodo delle disuguaglianze.
L’ingresso massiccio di capitali stranieri nel settore dell’istruzione privata in diversi Paesi europei – tra cui Grecia, Italia, Cipro e Paesi Bassi – riaccende il dibattito sul futuro della scuola pubblica e sul rischio di un sistema educativo a due velocità.
Un trend sempre più preoccupante per l’eurodeputato Nikos Pappas (The Left), intervenuto per sollecitare la Commissione Ue a dare una risposta sugli effetti di queste operazioni per l’educazione dei giovani in Europa.
Secondo Pappas, infatti, l’acquisizione di istituti da parte di grandi gruppi internazionali potrebbe compromettere l’uguaglianza di accesso e la coesione sociale, minando il principio sancito dal Pilastro europeo dei diritti sociali che riconosce a tutti il diritto a un’istruzione di qualità e inclusiva.

Nella risposta dell’esponente della Commissione Ue, Roxana Minzatu, l’Esecutivo europeo ha evidenziato i “soliti limiti di competenza”, rimandando la questione agli Stati membri dell’Ue, sui quali “ricade la responsabilità dell’organizzazione dei sistemi scolastici”, compresi i modelli di finanziamento e la proprietà degli istituti. Eppure, per gli addetti ai lavori (dato che sul tema si fa disinformazione), non può che essere paradossale la contraddizione fra la carenza di competenze della Commissione Ue e il consistente flusso di fondi destinati proprio al settore dell’educazione attraverso i programmi europei, come ricorda il sempre meno accessibile Erasmus+. Un programma che, nella sottosezione Gioventù, ormai rappresenta un luogo di discriminazione della diversità (meno male che doveva essere un plus) e di competizione per i fondi Ue tra organizzazioni private e pubbliche strutturate. Una risultato ben lontano dal dichiarato obiettivo di sostenere ‘dal basso’ le idee giovanili e i comitati informali. Ma questa è un’altra storia…
Nonostante ciò, pur ribadendo il rispetto delle competenze nazionali, la Commissione von der Leyen si è detta impegnata a incoraggiare “la cooperazione tra Stati e a rafforzarne gli sforzi, con l’obiettivo di preservare un sistema educativo competitivo ma inclusivo”.
Ma se la sfida rimane quella di garantire che l’ingresso dei capitali privati non si traduca in nuove disuguaglianze, ma piuttosto in un’opportunità di innovazione a beneficio dell’intera comunità studentesca, perché con l’Erasmus+ da anni si va verso la direzione opposta?
foto National Erasmus+ Office Israel
