UE–Arabia Saudita: il Parlamento spinge per un dialogo più stretto, ma resta l’ombra indelebile del caso Khashoggi.
Nel momento stesso in cui l’Unione europea apre alla possibilità di rafforzare i rapporti con l’Arabia Saudita – dall’energia alla sicurezza, dal commercio alla cooperazione diplomatica – nel Parlamento europeo si alza una voce sempre più critica: com’è possibile che l’UE continui a trattare come un partner privilegiato un regime che non ha mai fatto i conti con l’omicidio efferato di Jamal Khashoggi, giornalista ucciso e smembrato all’interno della rappresentanza diplomatica saudita di Istanbul.
La nuova relazione dell’Eurocamera sulle relazioni UE–Riyadh, pur riconoscendo la rilevanza strategica del regno nel Golfo e oltre, mette in luce una contraddizione morale e politica che appare oggi più stridente che mai. L’Europa discute accordi commerciali, intese energetiche e cooperazione nella sicurezza con lo stesso Stato che nel 2018 ha fatto sparire un giornalista dissidente all’interno del proprio consolato, in un’operazione giudicata dalla comunità internazionale come una brutale esecuzione politica.
Un partenariato “strategico”, ma a quale prezzo?
La relazione riconosce che l’Arabia Saudita è diventata un attore regionale essenziale, corteggiato da Cina, Stati Uniti e India, e partner commerciale di primo piano dell’UE. Riyadh vuole modernizzarsi con il programma Vision 2030, investe nelle rinnovabili e cerca un ruolo di mediatore nelle crisi del Medio Oriente.
E Bruxelles, da parte sua, vede nel regno un tassello fondamentale per la sicurezza energetica e la stabilità regionale.
Ma il prezzo di questo riavvicinamento rischia di essere altissimo sul piano dei valori. Dei quali poco importa alle alte sfere dell’Ue.
Mentre i documenti ufficiali parlano di partenariato strategico, l’omicidio Khashoggi continua a rappresentare una ferita aperta. Una ferita che molti nell’UE preferiscono non riaprire, per non compromettere relazioni economicamente ed energeticamente convenienti. Il doppio standard è servito.
Diritti umani, un capitolo che pesa come un macigno.
La relazione parlamentare dedica un’intera sezione alla questione dei diritti umani in Arabia Saudita. E non potrebbe essere altrimenti.
Nonostante alcune riforme di facciata – dalla guida alle donne alla parziale revisione del lavoro migrante – il quadro resta allarmante: oltre 345 esecuzioni solo nel 2024, un record mondiale; incarcerazioni arbitrarie di attivisti, dissidenti e blogger; repressione sistematica della libertà di espressione; processi condotti senza garanzie, spesso contro minorenni e nessuna vera assunzione di responsabilità per l’omicidio Khashoggi, malgrado anni di pressioni internazionali.
Per l’UE, che nei trattati si impegna a promuovere diritti umani e Stato di diritto in ogni azione esterna, risulta disdicevole – e lo si percepisce chiaramente nella società civile – anche solo immaginare la normalizzazione piena dei rapporti con un regime che continua a ignorare le proprie responsabilità più gravi.
La grande contraddizione europea.
Il documento approvato dall’Eurocamera è, in parte, un atto di realpolitik: riconosce che l’Arabia Saudita è troppo influente per essere ignorata. Ma allo stesso tempo appare come un promemoria pungente rivolto alle istituzioni europee: non può esserci strategia geopolitica credibile se si chiudono gli occhi davanti all’assassinio brutale di un giornalista e alla sistematica violazione delle libertà fondamentali.
Una domanda che resta sospesa.
La relazione, dunque, riconosce le opportunità, ma la domanda di fondo resta irrisolta: può l’UE, che si proclama faro globale dei diritti umani, considerare un partenariato strategico con uno Stato che non ha mai fornito verità né giustizia per il barbaro assassinio di Khashoggi?
Finché l’Europa non scioglierà questa contraddizione, ogni negoziato con Riyadh – per quanto vantaggioso sul piano economico o energetico – rischierà di apparire non solo controverso, ma moralmente compromesso. Perché non lasciare soltanto agli americani l’ingrato compito di vendere armi ai sultani del deserto?
foto European Unione, 2021 EC-Audiovisual Service / Aurore Martignoni
