UE, ancora polemiche sui messaggi von der Leyen–Pfizer: dopo la sentenza della Corte, la Commissione spiega perché gli SMS non furono registrati
Bruxelles continua a fare i conti con uno dei dossier più controversi degli ultimi anni: gli SMS scambiati tra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, nel pieno delle trattative per l’acquisto dei vaccini anti-Covid.
Il 1° agosto 2025, oltre due mesi dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che aveva annullato la decisione della Commissione di negare l’accesso (anche parziale) ai messaggi, la vicenda ha avuto una nuova svolta: è emerso che gli SMS sarebbero stati “persi” dopo che i giornalisti avevano presentato una richiesta formale di accesso ai documenti.
L’eurodeputata Raquel García Hermida-Van Der Walle (Renew Europe) ha quindi presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione, chiedendo chiarimenti.
La posizione della Commissione: “Messaggi effimeri, non soggetti a registrazione”.
Nel suo intervento il vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič ha ribadito che gli SMS non furono registrati perché, secondo il gabinetto della presidente “il contenuto […] era di breve durata e non richiedeva alcun seguito da parte della Commissione”, motivo per cui “non soddisfacevano i criteri di registrazione previsti dalla Decisione (UE) 2021/2121 sulla gestione documentale e sugli archivi“. Non è dunque possibile sapere se degli SMS siano mai stati archiviati in passato.
Šefčovič ha ricordato inoltre che le regole interne che definiscono quali comunicazioni debbano essere registrate “sono state stabilite molto prima della richiesta di accesso ai documenti”, rinviando alla decisione confermativa C(2025) 5429.
La Commissione (ci si sarebbe stupiti del contrario) nega che la normativa interna contrasti con il regolamento sull’accesso ai documenti e sostiene che i criteri di registrazione sono necessari per mantenere “un sistema gestibile e sotto controllo” e, ancora, che la sentenza della Corte (causa T-36/23) non ha messo in discussione la politica di registrazione dei documenti, compresi gli SMS.
Trasparenza e precedenti: un caso (l’ennesimo) che solleva dubbi.
La risposta della Commissione non sembra destinata a spegnere del tutto le polemiche. Il punto più controverso rimane infatti il momento in cui gli SMS sono stati dichiarati “non recuperabili”: dopo la richiesta di accesso dei giornalisti. Una questione che alimenta interrogativi circa l’efficacia delle regole interne sulla gestione dei documenti, la definizione di che cosa costituisca un “documento” ai fini della trasparenza e la capacità delle istituzioni UE di garantire standard uniformi di accountability.
Nonostante il caso sia formalmente chiuso sul piano giuridico – la Commissione ha adottato una nuova decisione conforme alla sentenza della Corte – restano, però, aperte le considerazioni politiche e istituzionali.
La mancata registrazione dei messaggi della presidente, nel momento in cui l’UE negoziava uno dei contratti più grandi della sua storia, resta, di fatto, un monolite all’interno quadro normativo europeo sulla trasparenza.
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