Ue, ancora milioni in armamenti: altri 10 milioni dal Fondo per la Pace per sostenere le forze armate del Senegal.
L’Unione Europea – ormai scarsamente interessata alla diplomazia – torna a investire massicciamente in strumenti militari per affrontare crisi e instabilità internazionali. Con una nuova misura adottata oggi dal Consiglio (perchè non iniziare a chiuderle queste inutili ambasciate), l’UE ha deciso, infatti, di stanziare 10 milioni di euro a favore delle forze armate del Senegal nell’ambito dell’European Peace Facility (EPF) – un fondo che, malgrado il nome, continua a privilegiare la via armata per rispondere alle tensioni geopolitiche.
Si tratta del primo intervento a beneficio diretto del Senegal, con una durata prevista di 36 mesi. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità del Paese di difendere la propria integrità territoriale e proteggere la popolazione da minacce interne ed esterne. Nel frattempo, però, le armi americane ed europee finiscono nelle mani delle milizie jihadiste in altre nazioni africane.
Secondo il Consiglio, la misura contribuirà a contenere il rischio di espansione dell’instabilità dal Sahel verso altri Stati dell’Africa occidentale, uno scenario che da tempo preoccupa le cancellerie europee.
Ma il nuovo finanziamento solleva interrogativi, soprattutto perché rappresenta l’ennesimo esborso miliardario in armamenti mascherato da politica di pace. L’European Peace Facility, nato nel 2021, permette infatti all’UE di finanziare forniture militari a Paesi terzi aggirando i limiti imposti dai Trattati. In soli quattro anni, il fondo ha già mobilitato miliardi di euro, spesso in contesti di conflitto o instabilità cronica.
Contestualmente, il Consiglio ha esteso fino a gennaio 2026 il mandato della cellula regionale di consulenza e coordinamento della missione EUCAP Sahel Mali. Un intervento, quest’ultimo, incentrato più sulla cooperazione e sulla sicurezza regionale, ma che resta subordinato alla logica militare della Common Security and Defence Policy (CSDP).
Sempre in Africa continuano le “simulazioni di Risiko” da parte delle istituzioni europee. In Repubblica Centrafricana, Bruxelles ha infatti prorogato la missione militare fino al 19 settembre 2026, con un esborso di altri 11,4 milioni di euro. La missione, che negli ultimi anni ha formato quasi 9.500 membri delle Forze armate centrafricane (FACA), continuerà a fornire consulenza strategica alle autorità locali, oltre a rafforzare l’istruzione e la preparazione operativa di ufficiali e sottufficiali.
L’obiettivo, come ribadito in una nota ufficiale, resta quello di “contribuire alla costruzione di forze armate nazionali moderne, efficaci, credibili, bilanciate dal punto di vista etnico e responsabili democraticamente“.
L’EUTM RCA, attualmente guidata dal generale di brigata Nicolae Tonu, rappresenta uno dei tasselli principali della strategia europea nel continente africano, dove le missioni militari si moltiplicano e gli esborsi in sicurezza e difesa si consolidano come strumento ricorrente di politica estera, anche al di fuori dei confini europei.
In sintesi, l’UE continua a puntare sull’hard power, consolidando la sua presenza militare in aree sensibili come il Sahel. Un approccio che lascia poco spazio a soluzioni diplomatiche o civili, e che solleva dubbi sul reale significato di un fondo che si chiama, non senza ironia, “per la pace”.
foto Army Spc. Randis Monroe (DOD)
