9 Agosto 2026
Europa

Ucraina tra adesione accelerata all’Ue e attacchi alla sovranità energetica dei Paesi membri.

Nel pieno del conflitto con la Russia e mentre si moltiplicano gli appelli per un’accelerazione del processo di adesione all’Unione europea, l’Ucraina si trova al centro di un nuovo braccio di ferro energetico con due Stati membri: Ungheria Repubblica Ceca e Slovacchia. Una tensione che solleva interrogativi politici non secondari a Bruxelles.

Da settimane si discute apertamente di “corsie preferenziali” per l’ingresso di Kiev nell’Ue, nonostante il Paese sia ancora in guerra e continui a occupare posizioni critiche negli indici internazionali sulla corruzione. E’ realistico, dunque, ipotizzare forzature temporali (mentre altri Paesi nei Balcani da anni attendono) su un dossier tanto delicato, mentre sul terreno emergono frizioni dirette con governi europei?

Lo scontro si è acuito dopo l’interruzione, il 27 gennaio, dei flussi di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, colpito, stando alla narrazione del regime di Kiev, da un attacco con drone russo in territorio ucraino. Budapest e Bratislava accusano però l’Ucraina di rallentare deliberatamente le riparazioni per esercitare pressione politica.

Il primo ministro slovacco Robert Fico ha minacciato di interrompere le forniture di elettricità d’emergenza a Kiev se non verrà ripristinato il transito del greggio verso la Slovacchia. Una linea simile è stata adottata dal premier ungherese Viktor Orbán, che nei giorni scorsi ha evocato lo stop all’elettricità come leva negoziale.

Il ministero degli Esteri ucraino, dal canto suo, ha definito le mosse di Budapest e Bratislava “provocatorie e irresponsabili”, accusandole di aggravare la crisi energetica in un momento in cui le infrastrutture ucraine sono bersaglio di continui bombardamenti russi.

La Commissione europea ha convocato per mercoledì una riunione straordinaria del gruppo di coordinamento sul petrolio, segno di una tensione che non è più solo bilaterale ma tocca direttamente la sicurezza energetica dell’Unione. L’oleodotto Druzhba — lungo circa 4.000 chilometri e snodo cruciale per l’Europa centrale — resta infatti una fonte essenziale di approvvigionamento per Slovacchia e Ungheria, entrambe esentate dalle sanzioni europee sul petrolio raffinato russo.

Il nodo politico è evidente. Da un lato, Bruxelles ribadisce il sostegno “incrollabile” a Kiev e discute tempi e modalità di un possibile ingresso nell’Unione. Dall’altro, tre Paesi membri si trovano esposti a un confronto diretto con l’Ucraina su un tema strategico come l’energia.

È legittimo, quindi, domandarsi se l’Unione europea possa sostenere un’accelerazione dell’allargamento senza pretendere contestualmente il pieno rispetto degli equilibri interni e della sovranità energetica degli Stati membri. L’adesione all’Ue comporta non solo solidarietà politica, ma anche responsabilità condivise e affidabilità nelle relazioni tra partner. Elementi, pensando alla condotta dell’Ucraina, decisamente non disponibili e valutabili positivamente.

foto Sylvain Thomas European Union, 2012 Copyright Source: EC – Audiovisual Service