Ucraina, stretta autoritaria e accuse di corruzione: dopo tre anni di fiducia incondizionata, Von der Leyen chiede spiegazioni a Zelenskyy.
Dopo oltre tre anni di aiuti militari e finanziari concessi senza condizioni – in nome della resistenza democratica ucraina all’invasione russa – l’Europa sembra risvegliarsi dal torpore. O almeno, inizia a fare domande. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rotto il silenzio che durava dal 2022, chiedendo spiegazioni al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy dopo l’approvazione di una controversa legge che limita l’indipendenza delle agenzie anticorruzione del Paese.
La norma, firmata oggi da Zelenskyy e già bollata come pericolosa da Bruxelles e Berlino, riassegna i poteri decisionali sul contrasto alla corruzione direttamente alla procura generale – organo sotto il controllo dell’esecutivo – facendo temere una pesante ingerenza politica su indagini e procedimenti giudiziari. In altre parole: Kiev accorcia la catena di controllo sulle proprie “autorità indipendenti”. E Bruxelles – questa volta – prende atto.
La mossa arriva in un momento delicato per il governo Zelenskyy, che si trova ancora in carica nonostante il suo mandato sia ufficialmente scaduto il 24 maggio 2024. A più di un anno dalla fine del suo mandato, non esiste ancora una data per nuove elezioni presidenziali. Una situazione che, in qualsiasi altro contesto, sarebbe stata definita per quello che è: una sospensione di fatto della democrazia.
E mentre Bruxelles chiede chiarimenti, migliaia di ucraini scendono in piazza. A Kiev e in altre città del Paese, la protesta contro la legge approvata dalla Rada ha segnato una delle manifestazioni più partecipate dall’inizio dell’invasione russa. Una rabbia diffusa tra cittadini che vedono il rischio concreto di una deriva autoritaria dietro il paravento dell’“unità nazionale”.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha espresso pubblicamente la propria preoccupazione, affermando che “limitare l’indipendenza dell’autorità anticorruzione ucraina è un peso sul percorso dell’Ucraina verso l’Ue”. Parole che, fino a qualche mese fa, sembravano impronunciabili negli ambienti comunitari.
La domanda resta però inevasa: com’è stato possibile finanziare senza riserve un Paese sistematicamente ai vertici delle classifiche europee di corruzione, nonostante evidenti criticità democratiche e assenza di trasparenza? E soprattutto, che legittimità ha oggi un presidente il cui mandato è terminato da più di un anno, in un Paese dove non si intravede alcun calendario elettorale?
Bruxelles riscopre ora il valore dello stato di diritto, ma il conto – salato – è già stato pagato. Armi, assistenza macrofinanziaria, coperture energetiche: l’Europa ha speso miliardi dei contribuenti affidandosi alla narrazione di una “Ucraina democratica” in lotta contro l’autocrazia russa. Una narrazione che oggi mostra le sue crepe.
Il commissario europeo alla giustizia Michael McGrath ha messo in guardia: “Il rischio è di indebolire le istituzioni anticorruzione, pilastri dello stato di diritto ucraino. In quanto Paese candidato, l’Ucraina deve rispettare pienamente gli standard Ue”. Ma cosa accadrà se Kiev deciderà di ignorare questi appelli?
Von der Leyen è ora chiamata a una risposta. Non più fatta di slogan e retorica bellica, ma di responsabilità politica. Continuerà a chiudere gli occhi, liquidando le proteste come frutto di “interferenze russe”, come già fatto nel Parlamento europeo dopo la recente mozione di sfiducia? Oppure, per la prima volta dal 2022, Bruxelles avrà il coraggio di rivedere il proprio approccio?
Intanto, in Ucraina, la democrazia è sospesa. Ma il flusso di armi e denaro – almeno per ora – no.
foto Christophe Licoppe, European Union, 2022 Copyright Source: EC – Audiovisual Service
