15 Ottobre 2026
Europa

Ucraina senza voto da due anni, ora Washington impone le urne.

Il quarto anniversario dell’invasione russa rischia di trasformarsi in un passaggio politicamente esplosivo per Kiev. Secondo il Financial Times, il prossimo 24 febbraio Volodymyr Zelenskyy annuncerà una “roadmap” per le elezioni presidenziali e un referendum su un eventuale accordo di pace con Mosca, sotto la pressione esplicita degli Stati Uniti che avrebbero imposto la data limite del 15 maggio per entrambe le consultazioni, pena il ritiro delle garanzie di sicurezza americane.

La notizia riaccende i riflettori su un paradosso che l’Europa ha preferito ignorare per quasi due anni: dal 24 maggio 2024, con la scadenza del mandato presidenziale e il rinvio sine die del voto, l’Ucraina vive di fatto in un vuoto democratico. Un potere prorogato grazie alla legge marziale, senza legittimazione elettorale, sostenuto politicamente e militarmente da Bruxelles come se nulla fosse. Un cortocircuito che stride con la retorica occidentale sulla difesa dei “valori europei”.

Funzionari ucraini ed europei coinvolti nei preparativi, citati dal quotidiano finanziario, confermano che la pianificazione è partita solo dopo il pressing dell’amministrazione Trump. Washington vuole una consultazione popolare che ratifichi un eventuale compromesso con la Russia e, soprattutto, un nuovo mandato presidenziale che dia una parvenza di legalità a un sistema di potere opaco (l’Ucraina ricopre oggi la 104a posizione nell’indice della Corruzione) e sempre più accentrato nelle mani di Zelenskyy.

In questi due anni di emergenza permanente, il Paese ha visto restringersi spazi politici e mediatici, con partiti sospesi, opposizione marginalizzata e un’informazione rigidamente controllata. Un quadro, senza contare i dissidenti assassinati in Ucraina negli ultimi anni, che molti osservatori definiscono apertamente autoritario e che non ha impedito all’Unione europea di continuare a presentare Kiev come baluardo della democrazia, finanziando a colpi di miliardi un governo che ha progressivamente portato il Paese a pagare un altissimo tributo di sangue, perdere sovranità energetica, alimentare e a indebitarsi per le prossime dinastie, trasformandosi, dal 2022, nel terminale di una guerra per procura combattuta nell’interesse altrui.

Resta, infine, il dubbio su quanto libera possa essere una consultazione organizzata in un Paese militarizzato, con milioni di sfollati, un’economia al collasso e una dipendenza totale dagli aiuti esterni.

foto Copyright: World Economic Forum/Pascal Bitz