Ucraina nell’Ue entro il 2027? Il Parlamento europeo attacca la Commissione: “Chi vi ha dato il mandato?”
È scontro aperto tra un gruppo di eurodeputati e la Commissione europea sull’accelerazione del processo di adesione dell’Ucraina all’Unione. Al centro della polemica, il piano della Commissione per concedere a Kiev una membership parziale entro il 2027 attraverso un meccanismo definito reverse enlargement, ovvero un’adesione per fasi, senza il rispetto integrale di tutti i criteri previsti dai Trattati.
I deputati Erik Kaliňák e Judita Laššáková, entrambi del gruppo dei Non Iscritti, hanno presentato un’interrogazione scritta dai toni durissimi, accusando i funzionari della Commissione di voler aggirare il veto di alcuni Stati membri e di operare al di fuori di qualsiasi mandato democratico. I deputati, nell’occasione, hanno poi evidenziato che l’adesione di un nuovo Stato membro richiede il consenso e la ratifica di tutti i Paesi dell’Unione.
“La Commissione – scrivono gli esponenti dei Non Iscritti – si considera ancora il guardiano dei Trattati, o si ritiene ormai il sovrano incontrastato dell’Ue? Chi ha ordinato di preparare un piano per portare l’Ucraina nell’Unione in deroga al diritto europeo? Nell’agire contro gli interessi di alcuni Stati membri, quali interessi rappresenta davvero la Commissione?”.
La risposta di Ursula e soci: “I Trattati sono chiari, gli Stati sono tutelati”.
Per la commissaria Marta Kos, intervenuta in risposta, “il Consiglio europeo ha più volte ribadito l’importanza dell’allargamento come investimento strategico in pace, sicurezza, stabilità e prosperità. Qualsiasi processo di adesione, ha precisato, rimane fondato sul principio dei meriti propri di ciascun candidato”.
Sul piano giuridico, la risposta è netta: l’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea stabilisce che l’adesione di un nuovo Stato membro è soggetta a un accordo tra gli Stati membri e il Paese candidato, che deve poi essere ratificato da tutti secondo le rispettive norme costituzionali. “Gli Stati membri dispongono quindi di ampi strumenti per tutelare i propri interessi nel processo di adesione”, conclude la commissaria.
Una risposta che non convince tutti.
In sostanza, la Commissione non smentisce di stare lavorando a scenari di adesione accelerata per l’Ucraina, ma respinge l’accusa di voler violare i Trattati, richiamando le garanzie procedurali già previste dal diritto primario dell’Ue. Una risposta difficilmente accettabile e che riflette una tensione crescente tra l’impulso politico di integrare Kiev il prima possibile e i vincoli giuridici e politici che rendono quella strada tutt’altro che lineare.
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