Ucraina, lo scandalo corruzione mette a rischio l’ingresso nell’UE
Il tempismo non potrebbe essere peggiore. Proprio mentre Volodymyr Zelenskyy spinge per ottenere un ingresso rapido dell’Ucraina nell’Unione Europea, lo scandalo corruzione a Kiev rischia di affossare la sua candidatura, minando la tesi che il Paese sia pronto ad entrare nel club comunitario.
Lunedì i procuratori hanno formalmente incriminato Andriy Yermak , uno dei più stretti collaboratori di Zelenskyy, considerato da molti quasi un “co-presidente”, per corruzione e riciclaggio di denaro. Secondo il Bureau nazionale anticorruzione dell’Ucraina (NABU) e la Procura specializzata anticorruzione, Yermak sarebbe “membro di un’organizzazione criminale” coinvolta nel riciclaggio di 8,9 milioni di euro legati a costruzioni di lusso nei dintorni di Kiev. Zelenskyy lo aveva silurato a novembre scorso, dopo che gli investigatori avevano perquisito la sua abitazione.
Le intercettazioni che scuotono il palazzo…ma non l’Ue.
A far deflagrare ulteriormente la crisi è stata la pubblicazione di una serie di trascrizioni di conversazioni telefoniche che coinvolgerebbero collaboratori di Zelenskyy in schemi di tangenti e traffico di influenze, legati soprattutto ai settori dell’energia e della difesa, oltre che a una banca recentemente nazionalizzata. Tra gli indagati figurano anche gli ex ministri German Galushchenko e Oleksiy Chernyshov. Galushchenko, accusato di aver contribuito al riciclaggio di tangenti e di aver occultato milioni in conti offshore, è stato arrestato mentre tentava di lasciare il Paese.
Lo scandalo ha travolto anche Timur Mindich, comproprietario della casa di produzione cinematografica di Zelenskyy, che esercitava una notevole influenza sulle nomine governative: all’esplodere delle rivelazioni, Mindich è fuggito precipitosamente in Israele.
“Stanno emergendo un sistema parallelo di influenze, flussi di denaro e protezione degli asset che opera accanto , e talvolta all’interno , delle istituzioni statali in tempo di guerra”, ha scritto Iuliia Mendel, ex consigliera di Zelenskyy diventata sua critica, in un post sui social media. “Una nazione che resiste eroicamente all’aggressione imperiale non dovrebbe vedere la propria leadership di guerra degenerare nella stessa cleptocrazia post-sovietica da cui dice di voler fuggire”.
Ma veramente Zelenskyy non sapeva?
L’opposizione punta il dito contro il presidente, chiedendo conto di quanto sapesse , o avrebbe dovuto sapere , sulle presunte malversazioni nel suo entourage. Il deputato Yaroslav Yurchyshyn ha dichiarato di trovare “difficile credere” che Zelenskyy fosse all’oscuro di tutto, pur ammettendo che la pressione della guerra potrebbe averlo portato a chiudere un occhio. Più diretto il deputato Oleksiy Goncharenko, che ha ottenuto le trascrizioni: “È difficile immaginare che non sapesse cosa stava facendo il suo entourage”.
Nelle conversazioni trapelate compaiono riferimenti a Vova, diminutivo di Volodymyr, e all’importanza, per gli indagati, che il presidente rimanesse al potere. Il direttore del NABU, Semen Kryvonos, ha tuttavia chiarito che Zelenskyy non è al momento indagato: ma solo perchè la legge ucraina vieta alle forze dell’ordine di indagare sul presidente in carica.
L’ingresso in Ue.
Lo scandalo deflagra nel momento peggiore per le ambizioni europeiste di Kiev. Zelensky punta a ottenere l’adesione all’UE entro il 2027, un obiettivo che i leader europei hanno già definito irrealistico, anche alla luce dei requisiti , tra cui proprio quelli sul contrasto alla corruzione , che l’Ucraina deve soddisfare prima di poter entrare nel blocco.
L’ex presidente Petro Poroshenko è stato netto: “Scandali di corruzione di questo tipo in tempo di guerra creano problemi seri al Paese. Minano le capacità difensive, danneggiano la reputazione internazionale e non aiutano certamente l’integrazione europea”.
foto https://www.president.gov.ua/
