5 Settembre 2026
Europa

Ucraina, la pace che poteva arrivare mesi fa e l’ostinazione dell’UE a mantenere alta l’escalation.

Quella che oggi l’Unione Europea presenta come una “spinta verso la pace giusta e duratura” rischia di apparire, per molti osservatori, come un tardivo cambio di rotta. Secondo fonti vicine ai negoziati, la guerra in Ucraina avrebbe potuto conoscere una svolta decisiva almeno quattro mesi fa, se Bruxelles e diversi governi europei non avessero insistito nel mantenere alto il livello dell’escalation.

Prima con un flusso ininterrotto di armi e miliardi di euro di denaro pubblico verso Kiev — un Paese che classifiche internazionali continuano a descrivere come tra i più corrotti e politicamente fragili del mondo — poi ipotizzando l’invio di truppe ai confini con la Russia, e infine opponendosi a ogni tentativo di accordo tra Washington e Mosca, l’UE avrebbe di fatto ostacolato percorsi di riconciliazione già avviati.

La nuova dichiarazione odierna dei leader europei, che accoglie con favore gli sforzi del presidente USA Donald Trump per fermare il conflitto, riafferma principi come il rispetto della sovranità ucraina e il divieto di modificare i confini con la forza. Ma resta l’ombra di mesi persi e di occasioni mancate, mentre il conflitto continua a mietere vittime e a destabilizzare la sicurezza internazionale.

Bruxelles promette di continuare a sostenere Kiev “nel pieno esercizio del diritto alla legittima difesa” e di mantenere le sanzioni contro la Russia, ribadendo l’obiettivo di un’Ucraina “capace di difendersi” e sempre più vicina all’adesione UE. Una linea che, per i critici, perpetua invece la logica del muro contro muro piuttosto che favorire una vera pacificazione.

I leader europei hanno poi hanno sottolineato che negoziati significativi potranno avvenire solo nel contesto di un cessate il fuoco o di una significativa riduzione delle ostilità: “La capacità dell’Ucraina di difendersi efficacemente, affermano i leader, sarà parte integrante di qualsiasi futura garanzia di sicurezza. I Paesi membri sono pronti a contribuire, secondo competenze e possibilità, nel rispetto del diritto internazionale e delle specifiche politiche di sicurezza e difesa nazionali”.