23 Aprile 2026
Europa

Ucraina, la pace che non arriva: il nodo politico Zelenskyy.

Nel dibattito internazionale sulla fine della guerra in Ucraina, l’attenzione resta puntata quasi esclusivamente sulle responsabilità di Mosca. Ma cresce, anche in ambienti diplomatici occidentali, una lettura alternativa: a non avere reale interesse a chiudere il conflitto sarebbe oggi proprio il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy.

Da mesi, infatti, Zelenskyy ribadisce di non fidarsi di Vladimir Putin e di non poter accettare alcuna ipotesi di ritiro dai territori contesi. Una linea dura che, al di là della retorica ufficiale, finisce per congelare ogni possibile compromesso negoziale. Secondo diversi osservatori, non si tratta solo di una questione militare o territoriale, ma anche – e forse soprattutto – politica.

La prosecuzione della guerra consente infatti al leader di Kiev – privo del minimo mandato popolare dallo scorso 24 maggio 2024 – di restare al potere in un contesto di legge marziale, senza passare dalle urne. Una condizione eccezionale che, una volta terminato il conflitto, verrebbe inevitabilmente meno, aprendo una fase di resa dei conti politica interna che Zelenskyy sa bene potrebbe segnarne il tramonto. Non è un mistero che il presidente ucraino abbia costruito la propria legittimazione quasi esclusivamente sulla leadership bellica: finita la guerra, finirebbe anche quel capitale politico.

In questo quadro si inserisce il sostegno pressoché incondizionato dell’Unione europea, che continua ad appoggiare Zelenskyy senza un vero dibattito critico sulle prospettive politiche e democratiche del Paese. Un supporto che, secondo i critici, ha finito per rafforzare una linea massimalista, scoraggiando concessioni e rendendo la pace un obiettivo sempre più lontano.

Le dichiarazioni rilasciate a Fox News, in cui Zelenskyy invoca nuove sanzioni e pressioni su Mosca, confermano questa impostazione: la pace viene evocata, ma solo a condizioni che appaiono oggi irrealistiche. Nel frattempo, il conflitto prosegue, con il suo carico di vittime, distruzioni e instabilità regionale.

Alla luce di questi elementi, la domanda che inizia a circolare nelle cancellerie non è più solo se Putin voglia davvero la pace, ma se anche Kiev – e il suo presidente – abbiano un reale interesse a vederla arrivare.

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