Ucraina, Kaja Kallas: “La Russia non dà segnali di voler un cessate il fuoco”.
L’Alto rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas ha riferito al termine del Consiglio Affari Esteri informale in videoconferenza, riunito per fare il punto sugli sviluppi dei tentativi di porre fine alla guerra russa contro l’Ucraina.
Kallas ha ribadito la necessità di mantenere “fermo il sostegno all’Ucraina e alta la pressione sulla Russia”. Pur accogliendo positivamente l’iniziativa statunitense per un percorso di pace, ha ricordato che “come finisce la guerra conta tanto quanto il fatto che finisca”, sottolineando che in questo conflitto “c’è un aggressore e c’è una vittima”.
“La Russia non dà segnali di voler un cessate il fuoco”.
L’Alto rappresentante ha affermato che un cessate il fuoco immediato e incondizionato dovrebbe essere il primo passo verso la pace, ma che “non esiste alcuna indicazione che Mosca sia pronta”. Al contrario, ha osservato, la Russia sta intensificando lo sforzo bellico e tenta di far credere di voler negoziare mentre, nei fatti, non mostra alcuna disponibilità reale.
Kallas ha ricordato che l’offensiva estiva russa è fallita e che le sanzioni di Ue e Stati Uniti stanno avendo un impatto significativo sull’economia russa e sulle sue entrate energetiche: “La Russia sta perdendo risorse e uomini”. Per questo, ha insistito, occorre “restare sulla rotta e accelerare”, aumentando sanzioni e sostegno militare e finanziario a Kiev.
Il nodo del prestito riparazioni.
L’Alto rappresentante ha ricordato che il Consiglio europeo si è impegnato a coprire le necessità finanziarie dell’Ucraina per il 2026 e il 2027, e ha definito il Reparations Loan, basato sugli asset russi immobilizzati, “la via più chiara” per garantire risorse certe a Kiev. La Commissione è ora al lavoro sul testo legislativo.
Quanto alle resistenze di alcuni Stati membri, Kallas ha affermato che preoccupazioni come quelle espresse dal Belgio sono legittime e che i Ventisette stanno lavorando per una condivisione dei rischi.
Sicurezza europea e garanzie a Kiev.
Kallas ha poi evidenziato che l’UE, insieme alla NATO, avrà un ruolo determinante nell’attuazione delle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina: finanziamenti, addestramento, sostegno all’industria della difesa e proroga delle missioni di assistenza già operative.
Ha sottolineato che la minaccia russa va oltre l’Ucraina: “Negli ultimi cento anni la Russia ha attaccato più di 19 Paesi. Nessuno di questi ha mai attaccato la Russia”. Per questo qualsiasi accordo dovrà imporre obblighi chiari a Mosca per impedire nuove aggressioni e modifiche dei confini con la forza.
Le domande dei giornalisti.
Rispondendo alle domande sulla bozza del piano di pace statunitense, Kallas ha osservato che il documento trapelato “non contiene una sola concessione da parte russa”, ricordando che la Russia è vincolata almeno da una ventina di accordi internazionali che già impegnano a non usare la forza.
Interrogata sulle dichiarazioni del segretario generale della NATO Mark Rutte, che ipotizza una fine della guerra entro l’anno, Kallas ha ribadito che “non ci sono segnali” di volontà negoziale da parte russa: Mosca continua a bombardare infrastrutture civili e rifiuta un cessate il fuoco a cui Kiev ha aderito già a febbraio.
Sul dibattito relativo a eventuali limiti alle forze ucraine, Kallas ha replicato che “il focus deve essere sulle limitazioni all’esercito russo”, ricordando che Mosca destina il 38% del bilancio alla spesa militare.
“Pace giusta e duratura o rischio di nuove guerre”.
Infine, Kallas ha respinto l’idea che si debba rinunciare all’obiettivo di una pace giusta: “Se l’aggressione paga, verrà usata di nuovo, altrove”, ha detto, citando l’avvertimento del politico europeo Paul-Henri Spaak: “Esistono due tipi di Paesi: quelli piccoli e quelli che non hanno ancora capito di esserlo”.
Ha concluso assicurando che l’Unione Europea “sosterrà sempre una pace giusta e duratura per l’Ucraina, e un’Europa più sicura per il futuro”.
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